Andrea Carangelo conquista il podio al Premio Minerva 2026

Secondo classificato al Premio Internazionale Minerva di Pizzighettone, Andrea Carangelo conferma la propria maturità artistica con un linguaggio che intreccia décollage, memoria collettiva, cultura pop e riferimenti alla storia dell’arte. Un riconoscimento che segue le esperienze espositive al Premio Internazionale Rotary Club Rivolta d’Adda e alla Torre Diamante di Milano con BNL BNP Paribas.

Ci sono opere che chiedono di essere osservate e altre che pretendono di essere attraversate, quasi fossero territori nei quali il tempo, la memoria e l’immaginazione si incontrano per restituire una nuova interpretazione della realtà. È in questa seconda dimensione che si colloca la ricerca artistica di Andrea Carangelo, protagonista del Premio Internazionale Minerva 2026, dove ha conquistato il secondo posto sul podio, distinguendosi per una proposta espressiva capace di mettere in relazione epoche, linguaggi e simboli apparentemente lontani.

Il riconoscimento è arrivato nella suggestiva cornice delle Casematte di Pizzighettone, in provincia di Cremona, durante la manifestazione organizzata da Minerva – Associazione Europea Critici d’Arte Italia, svoltasi dal 9 all’11 ottobre 2026.

Tre giornate dedicate all’arte, alla cultura e al confronto tra sensibilità creative differenti, accompagnate da un’altissima affluenza di visitatori che hanno attraversato gli spazi espositivi, manifestando un interesse significativo per le opere e per gli artisti presenti.

In questo contesto, caratterizzato dalla partecipazione di autori provenienti da percorsi ed esperienze differenti, Carangelo ha saputo affermare una propria identità visiva, conquistando una posizione di rilievo attraverso una ricerca nella quale la composizione diventa racconto e l’immagine si trasforma in uno strumento di riflessione culturale.

Il secondo posto rappresenta un passaggio importante nel percorso dell’artista, già presente in manifestazioni di rilievo come il Premio d’Arte Internazionale Rotary Club Rivolta d’Adda e l’esposizione realizzata nell’ambito delle iniziative di BNL BNP Paribas presso la Torre Diamante di Milano.

Esperienze che contribuiscono a delineare un percorso artistico nel quale la sperimentazione tecnica procede parallelamente a una crescente consapevolezza espressiva.

Andrea Carangelo, un linguaggio artistico tra passato e contemporaneità

Osservando l’opera presentata da Andrea Carangelo, il primo elemento che emerge è la complessità della costruzione visiva.

La superficie appare come un grande archivio iconografico nel quale convivono immagini appartenenti alla storia dell’arte, all’architettura, alla pubblicità, al fumetto, al cinema e alla cultura popolare.

La Statua della Libertà occupa una posizione centrale, quasi a rappresentare il fulcro simbolico dell’intera composizione. Attorno a essa si sviluppa una moltitudine di riferimenti che conducono lo spettatore attraverso un viaggio ideale fra Europa e America, classicità e modernità, memoria storica e immaginario contemporaneo.

La presenza di Superman e Captain America introduce il linguaggio del fumetto e della mitologia moderna, mentre le sculture classiche richiamano la tradizione figurativa occidentale e il concetto di bellezza tramandato attraverso i secoli.

Un busto marmoreo di ispirazione antica emerge nella parte superiore dell’opera, affiancato da una riproduzione della Gioconda, reinterpretata attraverso un intervento visivo che richiama la comunicazione contemporanea.

L’immagine leonardesca, racchiusa in una cornice ornamentale, indossa una maglietta sulla quale compare la scritta «JUST SAVE ART».

È un particolare particolarmente significativo.

La Gioconda, una delle immagini più riconoscibili della storia dell’arte, abbandona idealmente la propria collocazione museale per assumere il linguaggio diretto della comunicazione popolare.

Il messaggio, leggibile come un invito a salvaguardare l’arte, acquista una valenza che supera la semplice provocazione estetica.

Diventa una dichiarazione culturale, un richiamo alla necessità di proteggere il patrimonio artistico e, contemporaneamente, di riconoscere all’espressione creativa un ruolo essenziale nella società.

Carangelo costruisce così una relazione fra la tradizione e il presente, senza imporre una gerarchia rigida fra i diversi linguaggi.

L’arte classica dialoga con il fumetto, l’architettura monumentale convive con la pubblicità e le icone della cultura di massa assumono una dignità compositiva paragonabile a quella delle immagini storicamente consacrate.

Il risultato è un universo visivo articolato, nel quale ogni elemento conserva la propria riconoscibilità ma partecipa alla costruzione di un significato collettivo.

Il décollage come strumento di ricerca e interpretazione

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca di Andrea Carangelo riguarda l’utilizzo di un linguaggio riconducibile al collage e al décollage contemporaneo.

La composizione appare costruita attraverso la sovrapposizione di immagini, frammenti grafici, riproduzioni artistiche e riferimenti tipografici, organizzati secondo una struttura complessa ma riconoscibile.

L’accostamento delle immagini non segue una logica narrativa tradizionale.

Non esiste un racconto lineare con un inizio e una conclusione, ma una pluralità di percorsi interpretativi che si sviluppano contemporaneamente.

Lo sguardo dello spettatore viene continuamente sollecitato.

Può soffermarsi sulla monumentalità della Statua della Libertà, spostarsi verso il linguaggio eroico dei personaggi dei fumetti, riconoscere le architetture della classicità romana oppure perdersi tra scritte pubblicitarie, dettagli urbani e frammenti appartenenti alla comunicazione visiva del Novecento.

La tecnica del collage, nella sua storia, ha rappresentato una delle trasformazioni più significative del linguaggio artistico moderno.

Con le sperimentazioni cubiste di Pablo Picasso e Georges Braque, l’introduzione di materiali estranei alla pittura tradizionale ha modificato profondamente il rapporto tra immagine e realtà.

Successivamente, le avanguardie dadaiste e surrealiste hanno utilizzato il montaggio di immagini per mettere in discussione le convenzioni estetiche e sociali.

Il décollage, sviluppatosi soprattutto nel secondo dopoguerra, ha invece attribuito un ruolo centrale alla stratificazione e alla rimozione dei materiali, trasformando manifesti, carte e superfici urbane in testimonianze della memoria collettiva.

In Italia, Mimmo Rotella ha rappresentato uno dei principali interpreti di questa ricerca, facendo dei manifesti pubblicitari strappati una forma di espressione capace di raccontare la società dei consumi.

Nell’opera di Carangelo si possono individuare affinità culturali con questa tradizione, soprattutto nella scelta di utilizzare immagini già appartenenti all’immaginario pubblico e di inserirle in una nuova struttura compositiva.

La sua ricerca, tuttavia, appare orientata soprattutto verso la ricostruzione di un universo iconografico nel quale le immagini vengono ricontestualizzate attraverso accostamenti, contrasti e sovrapposizioni.

Il termine décollage descrive quindi una componente del linguaggio visivo dell’opera, mentre la costruzione complessiva richiama anche le possibilità espressive del fotomontaggio e dell’assemblaggio iconografico.

È proprio questa contaminazione a rendere interessante il lavoro dell’artista.

La tecnica diventa il mezzo attraverso il quale interrogare il significato delle immagini e la loro capacità di attraversare il tempo.

Un’opera che racconta la memoria culturale dell’Occidente

L’elemento concettuale più rilevante dell’opera può essere individuato nella relazione tra memoria storica e identità contemporanea.

Le immagini selezionate appartengono a universi differenti, ma condividono una caratteristica fondamentale: sono diventate simboli riconoscibili, capaci di superare i confini geografici e generazionali.

La Statua della Libertà rappresenta uno dei riferimenti più immediati all’idea di libertà e alla storia dell’immigrazione verso gli Stati Uniti.

Il Colosseo richiama la grandezza e la complessità della civiltà romana.

Le sculture classiche evocano l’ideale estetico che ha attraversato la cultura europea.

La Gioconda rappresenta il patrimonio rinascimentale e il suo progressivo ingresso nella cultura visiva globale.

Superman e Captain America appartengono invece a una mitologia moderna, costruita attraverso il fumetto, il cinema e l’industria dell’intrattenimento.

Questi elementi, apparentemente inconciliabili, convivono sulla stessa superficie.

L’artista sembra suggerire che la cultura contemporanea non possa essere interpretata attraverso compartimenti separati.

La nostra memoria visiva si forma infatti attraverso immagini provenienti da contesti differenti, che finiscono per sovrapporsi e influenzarsi reciprocamente.

Un monumento antico può diventare un’icona turistica, un dipinto rinascimentale può trasformarsi in un’immagine pubblicitaria e un personaggio immaginario può assumere una forza simbolica paragonabile a quella di un eroe della tradizione classica.

Carangelo porta questa trasformazione all’interno della composizione artistica, facendo convivere i diversi livelli dell’immaginario collettivo.

Il risultato invita a interrogarsi sul valore attribuito alle immagini e sulla loro capacità di conservare, perdere o modificare il significato originario.

In questa prospettiva, l’opera assume anche una dimensione critica nei confronti della comunicazione contemporanea.

L’accumulo di figure, simboli e scritte richiama il sovraccarico visivo al quale siamo quotidianamente sottoposti.

Manifesti, messaggi pubblicitari, fotografie e immagini digitali competono continuamente per conquistare la nostra attenzione.

L’artista recupera questa condizione e la trasforma in un dispositivo espressivo, nel quale il disordine apparente viene ricondotto a una precisa organizzazione compositiva.

La costruzione cromatica e il ritmo della composizione

Anche il colore svolge una funzione determinante.

L’opera si sviluppa attraverso una gamma cromatica intensa, dominata dai blu, dai rossi e dai toni caldi dell’ocra e dell’oro, intervallati da superfici bianche, nere e grigie.

Il blu costituisce uno degli elementi di continuità dell’intera composizione.

Compare nello sfondo, nei frammenti grafici e nelle figure dei supereroi, contribuendo a creare una relazione visiva tra le diverse parti dell’opera.

Il rosso introduce invece energia e tensione.

È presente nelle architetture stilizzate, nei simboli e negli elementi tipografici, dove assume una funzione di richiamo visivo.

I toni dorati della Statua della Libertà costituiscono il principale elemento di equilibrio cromatico.

La figura monumentale emerge dalla densità delle immagini circostanti e diventa un punto di riferimento per l’intera costruzione.

Le sculture classiche, prevalentemente caratterizzate da tonalità marmoree, introducono una dimensione di sospensione e contribuiscono a separare idealmente il tempo storico dalla vivacità della cultura contemporanea.

Particolarmente interessante è anche il rapporto tra pieni e vuoti.

La superficie è intensamente occupata da immagini, ma alcune figure emergono attraverso differenze di scala, luminosità e posizione.

L’artista utilizza la sovrapposizione come strumento per costruire profondità, pur mantenendo una struttura prevalentemente bidimensionale.

Si genera così un movimento continuo, nel quale l’occhio attraversa la composizione senza trovare un unico percorso obbligato.

Questa modalità di lettura rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’opera.

Ogni osservatore può individuare connessioni differenti, attribuendo maggiore importanza a un simbolo, a un personaggio o a un riferimento storico.

L’opera conserva quindi una dimensione aperta, nella quale il significato nasce anche dall’esperienza culturale di chi guarda.

Dal Premio Rotary alla Torre Diamante di Milano

Il secondo posto conquistato al Premio Internazionale Minerva si inserisce in un percorso artistico che ha già visto Andrea Carangelo partecipare a manifestazioni e iniziative espositive di rilievo.

Tra queste figura il Premio d’Arte Internazionale Rotary Club Rivolta d’Adda, appuntamento dedicato alla valorizzazione della creatività e al confronto tra differenti esperienze artistiche.

La partecipazione a una manifestazione di questo genere rappresenta un’occasione importante per un autore, perché permette di sottoporre la propria ricerca allo sguardo di un pubblico eterogeneo e di confrontarsi con altri linguaggi espressivi.

Un’altra esperienza significativa è quella legata a BNL BNP Paribas presso la Torre Diamante di Milano.

L’edificio, uno dei riferimenti dell’architettura contemporanea milanese, costituisce un contesto particolarmente interessante per la presentazione di opere che riflettono sulla modernità e sulla cultura visiva.

Per un artista come Carangelo, il cui linguaggio mette in relazione simboli storici e immagini contemporanee, il confronto con uno spazio architettonico di questo tipo assume anche un valore culturale.

La presenza in contesti differenti evidenzia la capacità della sua ricerca di dialogare con pubblici diversi.

Da un lato, le manifestazioni artistiche caratterizzate dal confronto critico e dalla valutazione delle opere; dall’altro, le iniziative espositive ospitate in ambienti istituzionali e aziendali, dove l’arte incontra dimensioni sociali e professionali differenti.

È attraverso questa pluralità di esperienze che un percorso artistico può consolidarsi, acquisendo maggiore visibilità e occasioni di confronto.

Il riconoscimento ottenuto a Pizzighettone rappresenta quindi un ulteriore elemento di continuità nella sua attività.

Il Premio Internazionale Minerva 2026 e la partecipazione del pubblico

La manifestazione di Pizzighettone ha rappresentato un momento di particolare interesse per il territorio cremonese.

Le Casematte, con la loro identità architettonica e storica, hanno accolto una selezione di opere appartenenti a linguaggi e tecniche differenti, dalla pittura alla scultura fino alla fotografia e alle sperimentazioni contemporanee.

L’altissima affluenza di visitatori registrata durante le giornate espositive ha confermato l’interesse del pubblico verso iniziative culturali capaci di mettere in relazione il patrimonio storico locale con la produzione artistica contemporanea.

La presenza di numerosi appassionati, artisti e visitatori ha contribuito a trasformare l’esposizione in un’occasione di incontro e di dialogo.

In un periodo nel quale la fruizione delle immagini avviene prevalentemente attraverso gli strumenti digitali, il rapporto diretto con l’opera conserva un valore particolare.

Osservare una composizione complessa come quella di Andrea Carangelo significa confrontarsi con dettagli, proporzioni, sovrapposizioni e relazioni cromatiche che richiedono tempo e attenzione.

L’esperienza fisica dell’opera permette di cogliere elementi che una riproduzione fotografica può restituire soltanto parzialmente.

Il Premio Minerva ha inoltre offerto agli artisti un contesto nel quale la dimensione espositiva si è affiancata a quella critica.

La manifestazione prevedeva infatti riconoscimenti, attestati di partecipazione, approfondimenti individuali sulle opere e strumenti di documentazione destinati a valorizzare i percorsi degli autori.

Particolare attenzione è stata riservata al significato delle opere e alla capacità degli artisti di sviluppare un linguaggio personale.

In questo quadro, il secondo posto di Carangelo assume un significato che va oltre il risultato della graduatoria, inserendosi in una riflessione più ampia sul ruolo della ricerca visiva contemporanea.

Gli artisti e il dialogo tra linguaggi differenti

Uno degli elementi distintivi del Premio Internazionale Minerva è stato il confronto tra artisti caratterizzati da esperienze, tecniche e sensibilità differenti.

Tra i nomi presenti nella manifestazione figurano Franca Formis, Henrik Peter Hofsaess, Christian Messaggi, Giovanni Parma, Sergio Perini, Giuseppe Allegri, Roberto Fontana, Scila Brusa, Simona Sarao, Leyla Brodie, Elda Calabrese, Gabriella Montoneri e Luisa Solano, insieme ad Andrea Carangelo.

La presenza di autori con differenti percorsi espressivi ha permesso di costruire una panoramica articolata delle possibilità offerte dall’arte contemporanea.

Particolare rilievo hanno assunto anche i riconoscimenti assegnati a Franca Formis, insignita del Premio per la Critica, e al maestro Henrik Peter Hofsaess, premiato per il Concetto.

Due riconoscimenti che evidenziano l’attenzione riservata dalla manifestazione sia alla qualità della ricerca artistica sia alla profondità del pensiero che sostiene la realizzazione di un’opera.

Accanto agli artisti in concorso, la manifestazione ha previsto anche la presenza espositiva di opere di Giorgio de Chirico, Francesco Garofalo e Dario Morandini, quest’ultimo legato alla Fondazione Sospiro.

Queste opere sono state presentate fuori concorso, contribuendo ad ampliare il dialogo tra differenti esperienze artistiche.

Il riferimento a Giorgio de Chirico ha introdotto una relazione con uno dei protagonisti fondamentali della pittura metafisica del Novecento, mentre la presenza di Dario Morandini ha richiamato l’importanza dell’inclusione e della valorizzazione delle espressioni creative sviluppate in contesti differenti.

La partecipazione di autori così diversi ha rafforzato il carattere culturale dell’iniziativa, evidenziando come la ricerca artistica possa essere affrontata attraverso prospettive molteplici.

In questo scenario, il lavoro di Carangelo si è distinto per la capacità di utilizzare immagini appartenenti alla memoria collettiva e di ricomporle attraverso un linguaggio personale.

Una giuria tra critica d’arte, cultura e comunicazione

La valutazione delle opere è stata affidata a una giuria composta da figure provenienti dal mondo dell’arte, delle istituzioni culturali, della comunicazione e delle professioni.

Tra i componenti figuravano il professor Francesco Garofalo, artista e critico d’arte internazionale, vicepresidente di Minerva; Simona Gervasio, presidente dell’associazione; e il professor Domenico Formica Mengano, responsabile nazionale del comparto artisti.

A questi si sono affiancati Carlo Pedrazzini, presidente di Pizzighettone Fiere dell’Adda; Francesca Morandi, giornalista, in rappresentanza del vicepresidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Francesco Caroprese; Sabina Massimiani, presidente di CONFISI; Andrea Bianchessi, conduttore radiofonico; e Maurizio Amigoni de Stefani, attore e doppiatore.

La composizione multidisciplinare della giuria ha rappresentato un elemento significativo della manifestazione.

La valutazione di un’opera contemporanea richiede infatti una lettura che sappia considerare differenti aspetti: la qualità della costruzione formale, la coerenza del linguaggio, l’originalità della ricerca e la capacità di trasmettere un contenuto culturale.

La presenza di personalità provenienti da ambiti differenti ha consentito di affiancare alla prospettiva propriamente artistica ulteriori sensibilità legate alla comunicazione e alla cultura.

Per un autore come Andrea Carangelo, la cui ricerca si fonda proprio sull’incontro tra linguaggi e riferimenti visivi diversi, il riconoscimento ottenuto in questo contesto assume una particolare rilevanza.

Pizzighettone, l’arte come occasione di incontro

Il successo di pubblico registrato durante il Premio Internazionale Minerva ha evidenziato anche il ruolo che le manifestazioni artistiche possono svolgere nella valorizzazione dei territori.

Pizzighettone, con il suo patrimonio storico e le sue architetture fortificate, offre un contesto nel quale la cultura contemporanea può entrare in relazione con la memoria dei luoghi.

Le Casematte hanno rappresentato una cornice capace di valorizzare le opere e, nello stesso tempo, di accompagnare il pubblico in un’esperienza che unisce la visita artistica alla scoperta del territorio.

La manifestazione si è avvalsa del contributo organizzativo e del sostegno di diverse realtà associative, imprenditoriali e culturali, tra cui Pizzighettone Fiere dell’Adda, Rotary Club Rivolta d’Adda Gerundo, CONFISI, Gesta Servizi, GS Industries, Sivis Security e alcune attività del territorio.

Un ruolo importante nella comunicazione dell’iniziativa è stato svolto anche dalle realtà editoriali e mediatiche coinvolte, tra cui New Informant Daily e ALLATRA.

La partecipazione di soggetti differenti ha contribuito alla realizzazione di un appuntamento che ha posto al centro il rapporto tra arte, cultura e comunità.

Per gli artisti, iniziative di questo genere costituiscono occasioni concrete di confronto con il pubblico, con la critica e con altri autori.

Per i visitatori rappresentano invece la possibilità di conoscere ricerche espressive che spesso rimangono circoscritte agli ambienti specialistici.

Il risultato è un dialogo che arricchisce entrambe le parti e contribuisce a rafforzare la presenza dell’arte nella vita culturale del territorio.

Andrea Carangelo e il valore della contaminazione artistica

La ricerca di Andrea Carangelo offre un’occasione per riflettere su uno dei temi centrali dell’arte contemporanea: la trasformazione delle immagini in strumenti di memoria e interpretazione.

La cultura visiva attuale è caratterizzata da una circolazione continua di simboli.

Le immagini del passato vengono riprodotte, reinterpretate, modificate e inserite in contesti nuovi, spesso molto lontani da quelli nei quali erano state originariamente concepite.

L’artista interviene su questo processo, selezionando frammenti della memoria collettiva e organizzandoli in una nuova composizione.

Il riferimento alla Gioconda, alle sculture classiche, ai monumenti e ai personaggi del fumetto evidenzia come il concetto di patrimonio culturale sia oggi attraversato da linguaggi differenti.

La distinzione tra cultura alta e cultura popolare viene progressivamente messa in discussione.

Ciò che appartiene alla storia dell’arte può convivere con ciò che nasce nell’industria dell’intrattenimento, senza che questa vicinanza determini necessariamente una perdita di significato.

Al contrario, l’accostamento può generare nuove possibilità interpretative.

In questo senso, la ricerca di Carangelo presenta punti di contatto con alcune esperienze della Pop Art, soprattutto per l’attenzione rivolta alle immagini della comunicazione di massa.

Andy Warhol e Robert Rauschenberg, pur attraverso percorsi profondamente differenti, hanno contribuito a modificare il rapporto tra arte e cultura popolare, introducendo nelle opere elementi provenienti dalla pubblicità, dalla fotografia e dalla vita quotidiana.

Nel caso di Carangelo, l’utilizzo di un repertorio iconografico ampio permette di costruire una riflessione che comprende anche la memoria storica e il patrimonio artistico europeo.

Le immagini non vengono semplicemente riprodotte.

Attraverso il loro accostamento, acquisiscono nuove relazioni e suggeriscono interrogativi sulla funzione dell’arte nella società contemporanea.

La scritta «JUST SAVE ART», collocata al centro della composizione, può essere letta come una chiave interpretativa dell’intero lavoro.

L’invito a salvaguardare l’arte assume un significato particolarmente interessante quando viene inserito in un’opera che raccoglie e rielabora immagini appartenenti a secoli differenti.

È come se la conservazione del patrimonio culturale fosse affidata anche alla capacità degli artisti di reinterpretarlo, evitando che le immagini del passato si trasformino in testimonianze immobili e prive di relazione con il presente.

Questa lettura attribuisce al lavoro una dimensione culturale che supera l’effetto immediato della composizione.

Il secondo posto come riconoscimento di una ricerca personale

In una manifestazione artistica, il risultato di una premiazione rappresenta certamente un momento importante, ma il suo significato più profondo emerge quando viene collegato al percorso dell’autore.

Il secondo posto conquistato da Andrea Carangelo al Premio Internazionale Minerva 2026 testimonia il riconoscimento attribuito alla sua proposta artistica nell’ambito della competizione.

La sua opera si distingue per la densità dei riferimenti culturali, per l’utilizzo di un linguaggio visivo contemporaneo e per la capacità di costruire una relazione tra immagini appartenenti a epoche differenti.

Sono caratteristiche che richiedono allo spettatore una partecipazione attiva.

L’opera non si esaurisce nella prima impressione, ma invita a tornare sui dettagli, a riconoscere le figure e a interrogarsi sulle ragioni dei loro accostamenti.

È proprio questa possibilità di lettura progressiva a costituire uno degli elementi più interessanti della ricerca dell’artista.

La complessità visiva non appare fine a sé stessa, ma diventa parte di un discorso più ampio sul rapporto tra cultura, comunicazione e memoria.

Le precedenti esperienze al Premio d’Arte Internazionale Rotary Club Rivolta d’Adda e presso la Torre Diamante di Milano, insieme al risultato ottenuto a Pizzighettone, delineano un percorso caratterizzato dalla presenza in contesti espositivi differenti.

La continuità della ricerca e la capacità di confrontarsi con il pubblico costituiscono aspetti fondamentali nella maturazione di un’identità artistica.

Per Carangelo, il riconoscimento ottenuto al Premio Minerva rappresenta un passaggio significativo di questo processo.

Quando l’arte ricompone i frammenti della memoria

Esiste un elemento che rende particolarmente interessante il lavoro di Andrea Carangelo: la capacità di trasformare immagini familiari in una composizione che richiede uno sguardo nuovo.

La Gioconda, la Statua della Libertà, Superman, Captain America e le sculture dell’antichità sono figure che appartengono, con intensità differenti, alla nostra memoria culturale.

Le riconosciamo immediatamente, spesso senza interrogarci sul loro significato.

Carangelo interrompe questa consuetudine.

Sottrae le immagini ai rispettivi contesti e le colloca in uno spazio condiviso, dove ciascuna entra in relazione con le altre.

Il passato non viene cancellato dalla modernità e la cultura contemporanea non viene subordinata alla tradizione.

Entrambe partecipano alla costruzione di una nuova identità visiva.

È in questo equilibrio tra riconoscibilità e trasformazione che si manifesta una delle qualità più significative della sua proposta artistica.

Il secondo posto al Premio Internazionale Minerva 2026 assume così il valore di un riconoscimento a una ricerca che utilizza il patrimonio iconografico della società come materia espressiva.

Nella cornice storica di Pizzighettone, davanti a un pubblico numeroso e partecipe, l’opera di Andrea Carangelo ha trovato un contesto capace di valorizzarne la complessità e di favorire il confronto con sensibilità differenti.

Rimane, al termine dell’osservazione, una domanda che attraversa idealmente l’intera composizione: quale significato assumono le immagini quando vengono separate dalla loro storia e ricollocate all’interno di un nuovo racconto?

È una domanda alla quale l’artista non offre una risposta definitiva.

Preferisce affidarla allo sguardo di chi osserva, lasciando che ogni frammento contribuisca alla costruzione di un’interpretazione personale.

E forse è proprio qui che risiede il valore più autentico di questa ricerca: nella possibilità di riconoscere, tra le immagini che crediamo di conoscere, significati che non avevamo ancora considerato.

Andrea Carangelo lascia il Premio Minerva 2026 con un secondo posto sul podio e con la conferma di un linguaggio artistico capace di dialogare con la storia, attraversare la contemporaneità e restituire alla memoria visiva una nuova dimensione espressiva.