Claudia Conte, la scrittura come impegno civile: il mio incontro con una donna dal cuore autentico

Al Premio Internazionale ISFOA alla Carriera ho avuto il piacere di incontrare personalmente Claudia Conte. Dietro la scrittrice, la giornalista e la divulgatrice ho scoperto una persona sensibile, autentica e profondamente attenta agli altri. Il 12 settembre 2026, a Lovere, il suo percorso è stato riconosciuto con il prestigioso Premio alla Carriera, nella XXII edizione della manifestazione.

Il 12 settembre 2026, a Lovere, ho avuto l’opportunità di vivere da vicino una giornata nella quale cultura, professionalità e storie personali si sono incontrate nella cornice prestigiosa del Premio Internazionale ISFOA alla Carriera. Tra i protagonisti della XXII edizione c’era Claudia Conte, scrittrice, giornalista e divulgatrice, premiata per il suo percorso professionale e per l’attività svolta negli anni.

Ero presente alla cerimonia e ho avuto così il piacere di conoscerla personalmente, al di là dell’immagine pubblica e dei ruoli che negli anni ha ricoperto.

È stato un incontro che mi ha permesso di scoprire soprattutto la persona che si cela dietro la professionista: una donna sensibile, disponibile, attenta agli altri e, soprattutto, autenticamente di cuore.

È proprio da questa conoscenza diretta che nasce il mio desiderio di raccontare Claudia Conte non soltanto attraverso i suoi libri, il suo percorso professionale e il prestigioso riconoscimento ricevuto, ma anche attraverso quella dimensione umana che spesso rimane fuori dalle cronache e dalle biografie ufficiali.

Perché dietro una scrittrice ci sono le storie che sceglie di raccontare, ma anche la sensibilità con cui osserva il mondo. E nel caso di Claudia Conte questo legame appare particolarmente evidente: la sua produzione letteraria si è spesso confrontata con le fragilità delle persone, con il disagio giovanile, con la violenza, con il bisogno di ascolto e con quelle realtà che troppo spesso rimangono nascoste dietro il silenzio.

Claudia Conte

Claudia Conte, una scrittrice che mette al centro la persona

Conoscere una scrittrice significa, almeno in parte, provare a comprendere ciò che la spinge a raccontare determinate storie.

Nel percorso di Claudia Conte ho trovato un filo conduttore preciso: l’attenzione verso la persona e verso quelle fragilità che spesso non riescono a trovare una voce.

Il suo percorso professionale si muove tra giornalismo, televisione, divulgazione e letteratura. Sul suo sito ufficiale si presenta come giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, con un’attività orientata ai temi della cultura, dell’informazione e dei diritti civili.

La sua produzione letteraria comprende Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere, Il vino e le rose. L’eterna sfida tra il bene e il male, La legge del cuore, La voce di Iside e il più recente Dove nascono i silenzi.

Non sono libri che sembrano nascere dalla volontà di raccontare la realtà soltanto per descriverla. Al contrario, nella sua produzione emerge il tentativo di interrogarsi sulle persone, sulle loro scelte, sulle loro difficoltà e soprattutto sulle conseguenze che possono avere le relazioni familiari e sociali.

È una caratteristica che ho percepito ancora più chiaramente proprio incontrandola personalmente.

Dove nascono i silenzi: il nuovo romanzo di Claudia Conte

Il centro più recente del percorso letterario di Claudia Conte è Dove nascono i silenzi, pubblicato nel 2026.

Il romanzo affronta temi complessi e dolorosamente attuali: violenza di genere, dinamiche familiari disfunzionali, dipendenza economica e psicologica, bullismo e fragilità giovanili.

Al centro della storia c’è una famiglia apparentemente ordinaria, nella quale però si sviluppano dinamiche profonde di sofferenza.

I protagonisti sono Carmela, Salvatore e i loro figli, Eugenio e Iside. La famiglia diventa il luogo nel quale emergono progressivamente conflitti, silenzi e ferite che finiscono per coinvolgere anche i più giovani.

Il padre è descritto come una figura violenta, mentre la madre vive una condizione di dipendenza economica e psicologica. È proprio attraverso questa situazione familiare che Claudia Conte porta il lettore dentro un tema spesso difficile da riconoscere: la violenza non sempre comincia con un gesto evidente.

Può iniziare dal controllo.

Dalle umiliazioni.

Dalla dipendenza economica.

Dalla paura.

Da una parola che diventa un ordine.

Da un silenzio che, giorno dopo giorno, diventa normalità.

È questa progressione che rende il romanzo particolarmente interessante sul piano sociale, perché sposta l’attenzione dalla sola manifestazione finale della violenza alle condizioni che possono precederla.

Il significato del silenzio

Il titolo Dove nascono i silenzi racchiude già una parte importante della riflessione proposta dall’autrice.

Il silenzio può essere protezione, ma può anche diventare una prigione.

Può essere il risultato della paura, dell’incapacità di comunicare, della vergogna o della convinzione che nessuno possa comprendere ciò che sta accadendo.

Nel romanzo di Claudia Conte, il silenzio diventa soprattutto una chiave per leggere le fragilità familiari.

Durante la presentazione milanese del libro, l’autrice ha spiegato che il romanzo raccoglie anche le esperienze maturate nel lavoro con l’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e il Disagio Giovanile e nell’impegno a tutela delle donne vittime di violenza.

Questo elemento è importante perché aiuta a comprendere la genesi dell’opera.

Non si tratta semplicemente di una storia inventata per costruire una trama. La narrativa si incontra con una realtà sociale osservata e approfondita negli anni.

La famiglia come primo luogo nel quale impariamo a vivere

Uno dei punti centrali del libro riguarda la famiglia.

È all’interno della famiglia che si costruiscono le prime relazioni, si imparano i modelli comportamentali e si sviluppano le prime forme di fiducia.

Quando però questo ambiente diventa teatro di violenza, controllo o incomunicabilità, le conseguenze possono estendersi molto oltre il rapporto tra due adulti.

Possono arrivare ai figli.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che Dove nascono i silenzi mette maggiormente in evidenza.

In un’intervista pubblicata da Sky TG24 in occasione della presentazione del romanzo, Claudia Conte ha parlato della famiglia come del luogo nel quale si formano le prime strutture delle relazioni e nel quale vengono trasmessi modelli culturali che spesso non vengono messi in discussione.

Il libro diventa così anche una riflessione sulla responsabilità degli adulti.

Non soltanto genitori, ma anche educatori, istituzioni e società civile.

Il disagio giovanile: ascoltare prima che sia troppo tardi

Un altro tema che attraversa profondamente il romanzo è quello del disagio giovanile.

È un tema sul quale Claudia Conte lavora da tempo e che occupa uno spazio importante anche nella sua attività pubblica.

La questione fondamentale è capire quanto spesso i segnali di sofferenza vengano interpretati soltanto quando diventano evidenti.

Un adolescente che si chiude in se stesso, che cambia improvvisamente comportamento, che si allontana dagli altri o che manifesta rabbia può non essere semplicemente “difficile”.

Può avere qualcosa da dire.

Il problema è capire se esiste qualcuno disposto ad ascoltarlo.

È una delle domande che il libro sembra rivolgere direttamente al mondo adulto.

E personalmente considero questo uno degli aspetti più importanti della scrittura di Claudia Conte: non fermarsi alla superficie del comportamento, ma provare a comprenderne le cause.

Dalla legalità alla fragilità: il filo conduttore della sua produzione

Guardando alla bibliografia di Claudia Conte, emerge anche un’evoluzione tematica.

Con La legge del cuore, l’autrice ha affrontato la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il tema della legalità. Con La voce di Iside ha rivolto l’attenzione al disagio giovanile e al volontariato. Nel 2026, con Dove nascono i silenzi, la riflessione si concentra sulle dinamiche familiari, sulla violenza di genere e sulle fragilità della Generazione Z.

Sono temi diversi, ma accomunati da una medesima attenzione: la persona inserita nella società.

La scrittura diventa quindi uno strumento per raccontare il rapporto tra individuo e comunità.

E questo permette di comprendere meglio anche la figura pubblica dell’autrice.

Il 12 settembre 2026: Claudia Conte al Premio ISFOA

Ed è in questo percorso che si colloca il momento che ho vissuto personalmente il 12 settembre 2026 a Lovere.

La XXII edizione del Premio Internazionale ISFOA alla Carriera ha riunito personalità provenienti da differenti settori e ha rappresentato un momento di incontro tra cultura, informazione, professioni, istituzioni e mondo accademico.

Io stesso ero presente alla cerimonia e ho avuto l’onore di ricevere il Premio Internazionale ISFOA alla Carriera 2026. La consegna del riconoscimento è avvenuta proprio attraverso Claudia Conte e il vicepresidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Francesco Caroprese, come riportato dalle cronache successive all’evento.

Questo particolare rende per me ancora più significativo ricordare quella giornata.

Non ero quindi soltanto spettatore della manifestazione.

Ero parte di quella stessa cerimonia e ho avuto l’occasione di incontrare Claudia in un contesto nel quale il riconoscimento professionale si accompagnava alla conoscenza personale.

Ed è proprio questo che desidero sottolineare.

Il valore umano che ho incontrato

Di Claudia Conte avevo naturalmente conosciuto il percorso professionale attraverso le sue attività pubbliche e i suoi libri.

Ma una cosa è leggere il percorso di una persona e un’altra è incontrarla.

Nel nostro incontro ho trovato una donna sensibile, cordiale, attenta e profondamente umana.

Una persona che, al di là del ruolo pubblico e del prestigioso riconoscimento ricevuto, mi ha trasmesso una sincera attenzione verso gli altri.

È una sensazione difficile da trasformare in parole giornalistiche, perché appartiene alla sfera personale.

Ma credo che raccontare una persona significhi anche questo: non limitarsi al curriculum, ai titoli e ai premi, ma provare a restituire qualcosa della sua dimensione umana.

Nel caso di Claudia, questa dimensione mi è sembrata particolarmente coerente con i temi che affronta nei suoi libri.

Chi scrive di fragilità deve necessariamente possedere una certa capacità di osservare l’altro.

E nel mio incontro con lei questa sensibilità l’ho percepita.

L’Albo d’Oro del Premio ISFOA

Il riconoscimento ricevuto da Claudia Conte si inserisce nella storia del Premio Internazionale ISFOA alla Carriera, giunto nel 2026 alla sua XXII edizione.

Nel corso delle diverse edizioni, il riconoscimento ha coinvolto personalità appartenenti a settori differenti, dal mondo della cultura allo spettacolo, dall’informazione all’imprenditoria.

Tra i nomi associati all’Albo d’Oro vengono indicati, tra gli altri, Andrea Bocelli, Massimo Ranieri, Rosario Fiorello, Cristina D’Avena, Alessandro Borghese, Tonino Lamborghini, Giovanni Malagò, Susanna Messaggio, Alessandra Galloni e Mirko Tremaglia.

L’ingresso di Claudia Conte in questo Albo d’Oro colloca quindi il suo percorso all’interno di una storia più ampia di riconoscimenti destinati a figure provenienti da ambiti diversi.

Ma ciò che considero più interessante non è il semplice elenco dei nomi.

È il significato che il riconoscimento assume nel suo percorso.

Il Premio arriva infatti in un momento nel quale la sua attività letteraria è particolarmente intensa e coincide con la pubblicazione del suo quinto libro, Dove nascono i silenzi.

Una scrittura che nasce dall’ascolto

C’è un elemento che, a mio avviso, unisce la Claudia Conte che ho incontrato al Premio ISFOA e la scrittrice che emerge dalle pagine dei suoi libri.

È l’attenzione verso l’altro.

Nel suo ultimo romanzo, questa attenzione si traduce nella volontà di raccontare persone che spesso non riescono a esprimere ciò che stanno vivendo.

Il libro affronta la violenza non soltanto nella sua manifestazione più evidente, ma anche attraverso quelle forme quotidiane di controllo e dipendenza che possono diventare difficili da riconoscere.

La narrazione diventa così un invito all’ascolto.

E forse è proprio questo il motivo per cui il titolo Dove nascono i silenzi risulta così efficace: perché suggerisce che ogni silenzio ha una storia.

Bisogna soltanto trovare il coraggio e la sensibilità per cercare di comprenderla.

Il mio ricordo di Claudia Conte

Scrivere questo articolo dopo averla incontrata personalmente significa quindi, per me, raccontare qualcosa che va oltre una semplice carriera letteraria.

Significa parlare di una donna che ho avuto il piacere di conoscere in una giornata importante della mia vita professionale e che mi ha lasciato un’impressione profondamente positiva.

Claudia Conte è una scrittrice, una giornalista e una professionista della comunicazione. Ma è anche, e soprattutto, una persona che ho percepito come sensibile e autenticamente di cuore.

Il Premio ISFOA alla Carriera ricevuto il 12 settembre 2026 rappresenta certamente un riconoscimento al suo percorso.

Ma, dal mio punto di vista, il valore di quella giornata sta anche nell’incontro umano.

Perché i premi possono raccontare una carriera.

I libri possono raccontare una scrittrice.

Le fotografie possono raccontare un momento.

Ma è soltanto l’incontro con una persona che permette, qualche volta, di comprenderne davvero la sensibilità.

La forza della parola contro il silenzio

Alla fine, forse, è proprio qui che si incontrano la Claudia Conte che ho conosciuto a Lovere e quella che ritroviamo nelle pagine di Dove nascono i silenzi.

Da una parte c’è la donna che ho incontrato personalmente, con la sua disponibilità e la sua sensibilità.

Dall’altra c’è la scrittrice che sceglie di raccontare famiglie ferite, giovani in difficoltà, donne vittime di violenza e relazioni nelle quali le parole vengono progressivamente sostituite dal silenzio.

Due dimensioni che sembrano lontane, ma che in realtà possono essere profondamente collegate.

Perché per raccontare il dolore degli altri occorre innanzitutto saperlo vedere.

E per vederlo occorre ascoltare.

È questo il messaggio che personalmente porto con me dal mio incontro con Claudia Conte e dalla lettura del suo percorso professionale: la parola ha valore quando riesce a dare voce a chi non riesce più a trovarla.

Il 12 settembre, a Lovere, ho avuto il privilegio di condividere una giornata importante del Premio ISFOA e di conoscere una persona che, al di là del riconoscimento e della carriera, mi ha colpito per la sua umanità.

Claudia Conte entra nell’Albo d’Oro del Premio ISFOA.

Io conserverò soprattutto il ricordo della persona che ho avuto il piacere di incontrare.

Una donna sensibile, autentica e veramente di cuore.

Francesco Garofalo