Meteo Italia diviso in due: giovedì sei città con bollino arancione, forti piogge al Nord e caldo intenso al Sud, dove torneranno punte di 40°C.
L’Italia divisa dal meteo entra in una fase di forte contrasto climatico. Da una parte il Nord, dove l’arrivo di una perturbazione atlantica porterà temporali, rovesci intensi e accumuli di pioggia localmente molto elevati; dall’altra il Mezzogiorno, ancora sotto l’influenza dell’anticiclone africano, con temperature prossime ai 40 gradi. Nel mezzo, il monitoraggio sanitario del caldo offre almeno un dato rassicurante: nessuno dei 27 grandi centri urbani controllati dal Ministero della Salute dovrebbe raggiungere il livello massimo di rischio, il bollino rosso, fino a venerdì 21 agosto.

Il sistema nazionale di previsione e prevenzione degli effetti delle ondate di calore è attivo durante l’estate e pubblica quotidianamente bollettini riferiti a 27 città, con livelli di rischio elaborati anche in relazione agli effetti delle alte temperature sulla salute.
La tregua, tuttavia, sarà soltanto parziale. Il caldo rimarrà significativo in diverse aree del Paese e il quadro meteorologico diventerà più complesso per l’arrivo di precipitazioni abbondanti sulle regioni settentrionali.
Italia divisa dal meteo: sei città in arancione
Secondo l’aggiornamento dei bollettini sulle ondate di calore, giovedì 20 agosto saranno sei le città contrassegnate dal bollino arancione: Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Palermo e Roma.
Il livello arancione segnala condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione. Il Ministero ricorda che le ondate di calore sono caratterizzate da temperature molto elevate protratte per più giorni, spesso accompagnate da forte umidità, elevato irraggiamento solare e scarsa ventilazione.
Venerdì 21 agosto il numero delle città in arancione dovrebbe scendere a quattro: Bari, Campobasso, Palermo e Pescara. Resta dunque assente, nell’orizzonte considerato, il bollino rosso, il livello più elevato previsto dal sistema di allerta sanitaria.
Una situazione che non deve però essere interpretata come la fine dell’emergenza caldo. La mappa meteorologica nazionale mostra infatti differenze molto marcate tra le diverse aree della Penisola, con rischi di natura opposta: precipitazioni localmente violente al Centro-Nord e temperature ancora molto elevate al Sud.
La perturbazione atlantica cambia il volto del Nord
A modificare lo scenario è una perturbazione atlantica destinata a interessare soprattutto le regioni settentrionali e, progressivamente, parte di quelle centrali.
Già da giovedì 20 agosto sono previste piogge e temporali, con fenomeni particolarmente significativi tra Liguria, Lombardia e Piemonte. Nel corso della giornata l’instabilità dovrebbe coinvolgere più diffusamente il Settentrione per poi raggiungere anche la Toscana.
Le previsioni indicano accumuli nell’ordine dei 30-50 millimetri in 24 ore, soprattutto tra Lombardia e Piemonte. Si tratta, in termini pratici, di quantità equivalenti a decine di litri d’acqua per metro quadrato. Le precipitazioni potranno rappresentare un beneficio per terreni e vegetazione dopo il caldo prolungato, ma l’intensità dei fenomeni richiede attenzione proprio per la possibilità che grandi quantità d’acqua si concentrino in intervalli temporali molto brevi. Le previsioni aggiornate confermano una fase di forte maltempo al Nord e in Toscana, contrapposta alla persistenza del caldo africano nelle regioni meridionali.
Venerdì il momento più delicato del maltempo
La fase più intensa è attesa per venerdì 21 agosto. In Lombardia gli accumuli potrebbero localmente avvicinarsi ai 100 millimetri, mentre in Liguria e in alcune zone della Toscana potrebbero superare i 70 millimetri.
Numeri che restituiscono la dimensione del cambiamento meteorologico: in alcune aree potrebbe cadere nell’arco di poche ore una quantità di pioggia paragonabile a quella normalmente distribuita su periodi molto più lunghi.
Il ritorno delle precipitazioni, quindi, presenta una doppia faccia. Da una parte offre sollievo dopo settimane caratterizzate da temperature elevate e terreni asciutti; dall’altra, quando la pioggia assume carattere temporalesco e cade con grande intensità, può determinare criticità locali.
Le previsioni segnalano infatti la possibilità di temporali anche forti e di situazioni potenzialmente problematiche nelle regioni maggiormente esposte.
Al Sud continua l’estate africana
Mentre il Nord tornerà a fare i conti con ombrelli e temporali, il quadro sarà completamente diverso nel Mezzogiorno.
L’anticiclone africano continuerà a esercitare la propria influenza, mantenendo temperature intorno ai 38 gradi e preparando una nuova intensificazione del caldo in prossimità del fine settimana.
Le previsioni indicano nuovamente la possibilità di punte prossime ai 40°C, soprattutto tra Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Si delinea così un Paese meteorologicamente spaccato: temporali e calo termico sulle regioni settentrionali, condizioni estive persistenti e temperature molto elevate al Sud. Una distanza climatica che, nell’arco di poche centinaia di chilometri, potrà tradursi in scenari quasi opposti.
Dal caldo alla “giustizia termica”
Il tema delle temperature estreme, tuttavia, supera ormai il confine delle previsioni meteorologiche e investe direttamente la dimensione sociale delle città.
Il concetto di “giustizia termica” pone al centro una questione sempre più rilevante: non tutte le persone dispongono delle stesse possibilità per proteggersi dalle ondate di calore.
Bere adeguatamente, evitare le ore più calde, mantenere fresca l’abitazione e ridurre l’esposizione rappresentano indicazioni essenziali. Ma la capacità concreta di applicarle dipende anche dalle condizioni economiche, lavorative, abitative e sociali.
Chi lavora all’aperto non sempre può sottrarsi alle temperature più elevate. Chi vive in un appartamento scarsamente isolato può incontrare difficoltà nel mantenere ambienti confortevoli. Anche l’utilizzo continuativo dell’aria condizionata comporta costi energetici che non pesano allo stesso modo sui diversi nuclei familiari.
La letteratura scientifica internazionale sta dedicando crescente attenzione proprio alla relazione tra caldo urbano, vulnerabilità sociale e accesso alle misure di adattamento. Studi pubblicati su riviste del gruppo Nature evidenziano come l’esposizione al calore e la capacità di difendersi dalle temperature estreme possano riflettere e amplificare disuguaglianze già esistenti.
Non basta raffreddare le città
La questione diventa allora più ampia della semplice riduzione della temperatura.
Riqualificare gli edifici, migliorare l’isolamento termico, aumentare le zone ombreggiate, proteggere chi lavora all’aperto e ampliare le infrastrutture verdi sono interventi destinati ad assumere un peso crescente nelle politiche urbane.
Anche queste soluzioni, però, devono essere valutate considerando le conseguenze sociali. L’aumento della qualità ambientale di un quartiere può, per esempio, contribuire indirettamente alla crescita dei valori immobiliari e degli affitti, rischiando di penalizzare proprio alcune delle persone che avrebbero maggiormente bisogno dei benefici derivanti dalla trasformazione urbana. La ricerca sulla cosiddetta heat justice richiama espressamente l’attenzione su questi possibili squilibri e sulla necessità di politiche climatiche capaci di non riprodurre le disuguaglianze esistenti.
La sfida consiste dunque nel combinare gli interventi d’emergenza con strategie strutturali, considerando il caldo non soltanto come fenomeno meteorologico, ma anche come questione sanitaria, urbanistica e sociale.
Un’Italia tra due estremi
Le prossime ore mostreranno plasticamente l’immagine di un’Italia divisa dal meteo. Al Nord l’attenzione sarà concentrata sull’intensità dei temporali e sulla quantità di pioggia prevista; al Sud il problema resterà quello delle temperature elevate e della protezione delle persone maggiormente esposte.
L’assenza di bollini rossi fino a venerdì rappresenta certamente un elemento positivo, ma non autorizza ad abbassare l’attenzione. I sei bollini arancioni previsti giovedì ricordano che il caldo continua a essere un fattore di rischio sanitario, mentre il rapido passaggio verso precipitazioni molto intense evidenzia quanto complessa possa diventare la gestione degli estremi meteorologici.
È forse proprio questa la fotografia più significativa dell’estate 2026: non soltanto temperature elevate, ma territori chiamati a confrontarsi, quasi contemporaneamente, con fenomeni opposti. E in questo scenario la capacità di proteggere la popolazione, adattare le città e garantire a tutti strumenti adeguati contro il caldo diventa una questione che va ben oltre il colore di un bollettino.
