Roberto Vecchioni a processo per diffamazione contro Geronimo La Russa

Il Tribunale di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio del cantautore. Al centro della vicenda le dichiarazioni su un presunto furto avvenuto nel 1997 durante una festa nella casa di Vecchioni. Il dibattimento inizierà a febbraio 2027

Roberto Vecchioni dovrà affrontare un processo per diffamazione aggravata nei confronti di Geronimo La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa. La decisione è arrivata oggi, 15 settembre, dal giudice monocratico del Tribunale di Firenze, al termine dell’udienza predibattimentale. Il procedimento nasce da alcune dichiarazioni pronunciate dal cantautore nel luglio 2023 durante il festival La Gaberiana, a Firenze, nelle quali Vecchioni aveva raccontato un episodio risalente a quasi trent’anni prima.

Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio ritenendo sussistenti i presupposti della ragionevole previsione di condanna, secondo quanto comunicato dall’avvocato Vinicio Nardo, legale di Geronimo La Russa, costituitosi parte civile. Il processo con rito ordinario è stato fissato per febbraio 2027.

La vicenda giudiziaria entra dunque nella sua fase più delicata. Non sarà più soltanto il terreno delle dichiarazioni pubbliche e delle ricostruzioni contrapposte: saranno ora il dibattimento e le prove processuali a dover stabilire la rilevanza penale delle parole pronunciate da Vecchioni e la fondatezza delle contestazioni mosse da La Russa.

Il racconto del 1997 che ha riaperto una storia di trent’anni fa

Tutto comincia da un episodio che risale al 1997. La figlia di Roberto Vecchioni, allora quattordicenne, aveva organizzato una festa nella casa di famiglia a Milano. Secondo il racconto fatto dal cantautore molti anni dopo, alla festa sarebbero arrivati anche altri ragazzi, alcuni dei quali più grandi.

La serata, secondo la ricostruzione di Vecchioni, sarebbe degenerata in una serie di furti e danneggiamenti. Il cantautore raccontò di essersi rivolto alle forze dell’ordine e che alcuni dei giovani presenti erano stati identificati.

È proprio nella rievocazione di quell’episodio, pronunciata pubblicamente a Firenze nel 2023, che compare il nome di Geronimo.

Vecchioni precisò di non voler pronunciare il cognome, ma aggiunse che avrebbe indicato il nome del ragazzo affinché fosse possibile comprendere anche l’identità del padre. Il riferimento, secondo quanto sostenuto da Geronimo La Russa, era inequivocabilmente rivolto a lui.

Da quelle parole è nato il procedimento penale.

La posizione di Geronimo La Russa

Geronimo La Russa ha contestato radicalmente la ricostruzione fornita dal cantautore. Il punto centrale della sua posizione è che egli non sarebbe stato responsabile dei furti avvenuti durante quella festa e che la sua posizione sarebbe stata archiviata.

Nel corso degli anni, La Russa ha sostenuto di essere stato ingiustamente associato a un episodio con il quale non avrebbe avuto responsabilità. La decisione di presentare querela è arrivata dopo la diffusione delle dichiarazioni di Vecchioni.

La questione, quindi, non riguarda soltanto un ricordo lontano nel tempo. Il nodo giudiziario è capire se quelle parole abbiano attribuito a una persona identificabile la responsabilità di un fatto illecito e se tale attribuzione abbia inciso sulla sua reputazione.

La Russa ha scelto inoltre di costituirsi parte civile, chiedendo quindi che la propria posizione venga tutelata anche sotto il profilo del danno derivante dalle dichiarazioni contestate.

La versione di Roberto Vecchioni

Sul fronte opposto c’è la ricostruzione di Vecchioni, che durante le indagini ha fornito la propria versione dei fatti agli investigatori.

Il cantautore era stato ascoltato dalla polizia giudiziaria a Firenze nel marzo 2024, dopo aver chiesto personalmente di essere sentito. La sua posizione, secondo quanto emerso allora, ruotava anche attorno alla ricostruzione delle vicende giudiziarie successive alla denuncia presentata nel 1997.

Vecchioni avrebbe spiegato di non aver ricevuto, per lungo tempo, informazioni sugli sviluppi dell’indagine relativa ai furti. Successivamente avrebbe appreso che la posizione di Geronimo La Russa era stata esaminata dalla procura per i minorenni di Milano e poi archiviata, mentre il procedimento era proseguito nei confronti di altri ragazzi.

È un elemento destinato ad avere un peso nel dibattimento, perché uno dei nodi della controversia è proprio il rapporto tra ciò che Vecchioni ricordava dell’episodio e ciò che risultava dagli sviluppi giudiziari dell’epoca.

Una vicenda nata sul palco e arrivata in tribunale

Il caso è significativo anche per il modo in cui si è trasformato in una vicenda giudiziaria.

Nel 2023 Vecchioni non stava rilasciando una deposizione giudiziaria. Stava parlando davanti a un pubblico, nell’ambito di un festival dedicato a Giorgio Gaber. Il racconto di un episodio personale, a distanza di decenni, è diventato però una dichiarazione pubblica capace di raggiungere un pubblico molto più ampio attraverso la stampa e la rete.

È qui che si trova uno degli aspetti più delicati della vicenda: il confine tra il racconto personale, la memoria di un fatto e l’attribuzione pubblica di una responsabilità.

Nel diritto italiano, la libertà di espressione non coincide con una libertà assoluta di attribuire fatti lesivi della reputazione altrui. La valutazione giudiziaria deve necessariamente considerare il contenuto delle dichiarazioni, il contesto nel quale sono state pronunciate, l’identificabilità della persona coinvolta e la loro eventuale idoneità a danneggiarne la reputazione.

Saranno ora i giudici, attraverso il dibattimento, a valutare questi elementi nel loro complesso.

Il precedente problema degli atti difensivi

Il percorso processuale non è stato lineare.

Nel giugno 2026 l’udienza predibattimentale era stata rinviata dopo che i giudici non avevano reperito alcuni documenti difensivi che, secondo i legali di Vecchioni, erano stati regolarmente depositati.

L’episodio aveva aggiunto un elemento singolare a una vicenda già insolita: un procedimento nato da una dichiarazione pronunciata su un palco, relativo a fatti di quasi trent’anni prima, si era trovato a fare i conti anche con un problema nella disponibilità degli atti necessari alla valutazione del giudice.

Gli avvocati di Vecchioni, Simone Ciro Giordano e Ugo Cerruti, avevano spiegato che i documenti erano stati depositati da tempo e che proprio quegli atti avrebbero dovuto consentire al giudice di valutare il possibile proscioglimento dell’imputato oppure la prosecuzione del procedimento.

Il rinvio ha portato quindi alla nuova udienza del 15 settembre, nella quale è arrivata la decisione di mandare il cantautore a processo.

Dal ricordo alla prova: ora comincia il vero confronto giudiziario

Il rinvio a giudizio non equivale a una condanna. È un passaggio processuale nel quale il giudice ritiene che il procedimento debba proseguire nella sede dibattimentale.

La formula utilizzata nel provvedimento, secondo quanto riferito dal legale di parte civile, è quella della ragionevole previsione di condanna. Sarà tuttavia il processo a dover stabilire, attraverso l’esame degli elementi acquisiti e delle eventuali prove, se l’accusa troverà conferma.

Il dibattimento sarà quindi il luogo nel quale potranno essere affrontati i diversi punti controversi: che cosa accadde realmente nel 1997, quale fu il ruolo dei ragazzi presenti alla festa, quale fosse la posizione di Geronimo La Russa all’epoca, che cosa Vecchioni sapesse degli sviluppi giudiziari e soprattutto quale significato assumessero, nel contesto del 2023, le parole pronunciate dal cantautore.

La distanza temporale è un elemento tutt’altro che secondario. Sono trascorsi quasi trent’anni dai fatti originari e tre anni dalle dichiarazioni che hanno fatto esplodere la nuova controversia giudiziaria.

La reputazione nell’epoca della memoria pubblica

Il caso Vecchioni-La Russa pone anche una questione più ampia, che supera i protagonisti.

Una frase pronunciata davanti a un pubblico può oggi essere registrata, ripresa, pubblicata, condivisa e riproposta migliaia di volte. Un episodio raccontato come memoria personale può assumere una portata completamente diversa una volta entrato nel circuito dell’informazione.

La reputazione, in questo scenario, diventa particolarmente vulnerabile. E il trascorrere del tempo non elimina necessariamente le conseguenze di una dichiarazione: può persino amplificarle, perché un fatto antico può riemergere improvvisamente in un contesto nel quale i protagonisti hanno ruoli e visibilità completamente diversi da quelli che avevano all’epoca.

Nel 1997 i protagonisti della vicenda erano giovani. Oggi sono figure pubbliche con percorsi professionali e responsabilità differenti. È proprio questo cambiamento di prospettiva a rendere il procedimento particolarmente delicato.

Il processo inizierà a febbraio 2027

Con il provvedimento del 15 settembre, la vicenda entra dunque nella fase successiva. Roberto Vecchioni sarà processato a Firenze per diffamazione aggravata nei confronti di Geronimo La Russa e il dibattimento con rito ordinario è previsto a febbraio 2027.

Da quel momento il caso dovrà uscire definitivamente dal terreno delle dichiarazioni incrociate e confrontarsi con quello delle prove.

La storia che per anni è rimasta confinata alla memoria di una festa del 1997 è diventata un procedimento giudiziario nel quale si confrontano due esigenze entrambe centrali: da una parte il diritto di raccontare e ricordare un’esperienza personale, dall’altra il diritto di ogni persona a non vedersi attribuire pubblicamente responsabilità che considera false e lesive della propria reputazione.

Sarà il tribunale, non il clamore mediatico, a stabilire quale delle due ricostruzioni troverà conferma nelle prove. E proprio per questo il processo di febbraio rappresenterà il passaggio decisivo di una vicenda che, partita da una frase pronunciata su un palco fiorentino, è tornata dopo quasi trent’anni nelle aule della giustizia.