Scomparso il sacerdote domenicano canadese, presidente del GRIS e docente dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Oltre trent’anni dedicati al discernimento spirituale, alla ricerca teologica e alla formazione ecclesiastica.
La Chiesa cattolica perde una figura di riferimento nello studio della spiritualità, della mistica e dei fenomeni religiosi contemporanei. È morto padre François-Marie Dermine, sacerdote domenicano, teologo, docente e presidente del Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa (GRIS), incarico che ricopriva dal 2009.
La notizia della sua scomparsa è stata accompagnata dal ricordo del GRIS e dell’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, due realtà alle quali il religioso aveva dedicato una parte significativa della propria attività intellettuale e pastorale.
Conosciuto anche per il suo lungo ministero di esorcista, padre Dermine aveva costruito la propria esperienza sacerdotale attorno a un principio preciso: affrontare le questioni spirituali più complesse attraverso la preparazione teologica, il discernimento ecclesiale e l’attenzione alla persona.
La sua figura, spesso associata pubblicamente all’esorcismo, presenta in realtà un percorso assai più articolato. Professore di teologia morale, studioso della mistica, formatore e guida spirituale, il domenicano ha contribuito per decenni al dibattito religioso italiano, occupandosi anche delle trasformazioni della spiritualità contemporanea e delle problematiche connesse alla diffusione di pratiche esoteriche e credenze magiche.
La sua scomparsa lascia un’eredità che attraversa il mondo accademico, la formazione sacerdotale e l’attività di ricerca sui fenomeni socio-religiosi.

Dal Canada all’Italia: la formazione di un teologo domenicano
François-Marie Dermine nacque nel 1949 a Saint-Hyacinthe, città del Québec, in Canada. Nel 1972 si trasferì in Italia, Paese nel quale avrebbe sviluppato gran parte del proprio percorso religioso, accademico e pastorale.
Fu ordinato sacerdote nel 1979, dopo aver intrapreso la formazione nell’Ordine dei Predicatori, la famiglia religiosa fondata da san Domenico di Guzmán, storicamente legata allo studio, alla predicazione e alla ricerca teologica.
Nel 1981 conseguì la licenza in Teologia presso lo Studio Teologico Accademico Bolognese, proseguendo successivamente il proprio approfondimento accademico fino al dottorato in Teologia, ottenuto nel 2000 presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, conosciuta come Angelicum.
La sua preparazione si concentrò principalmente sulla teologia morale, sull’etica sociale, sul significato delle virtù e sulla responsabilità dell’agire umano nella prospettiva della fede cristiana.
Si tratta di discipline che pongono al centro la coscienza, la libertà personale e il rapporto tra comportamento umano e principi morali. Tematiche che avrebbero costituito il fondamento del suo successivo impegno nell’accompagnamento spirituale.
L’appartenenza all’Ordine domenicano contribuì a definire il suo metodo di lavoro, caratterizzato dall’attenzione alla riflessione teologica e dall’esigenza di distinguere la dimensione propriamente religiosa dalle interpretazioni superficiali o emotive dei fenomeni spirituali.
In questa prospettiva, la sua attività di insegnamento non rimase confinata alle aule universitarie, ma si estese alla formazione pastorale e al confronto con persone coinvolte in esperienze religiose particolarmente delicate.
Il GRIS e lo studio dei fenomeni religiosi contemporanei
Uno degli ambiti più significativi dell’attività di padre Dermine fu il suo impegno nel Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa.
Il religioso partecipò alla nascita del GRIS nel 1984, contribuendo allo sviluppo di un progetto dedicato allo studio delle religioni, dei nuovi movimenti spirituali e delle problematiche connesse ai fenomeni socio-religiosi.
L’associazione venne costituita ufficialmente l’8 febbraio 1987 e si affermò come una realtà culturale e religiosa impegnata nella ricerca, nell’informazione e nella consulenza.
Nel 2009 Dermine ne assunse la presidenza, mantenendo l’incarico fino alla morte.
Durante la sua guida, il GRIS proseguì l’attività di approfondimento su questioni che interessano direttamente la società contemporanea: il rapporto tra religione e cultura, la diffusione delle pratiche spiritualistiche, il fenomeno delle sette, le esperienze di appartenenza religiosa e le difficoltà vissute da persone alla ricerca di orientamento.
La particolarità di questo ambito di studio risiede nella necessità di confrontare discipline differenti. Teologia, sociologia, psicologia, storia delle religioni e diritto possono infatti offrire strumenti diversi per comprendere comportamenti e dinamiche che non si lasciano interpretare attraverso un’unica prospettiva.
Nel lavoro del GRIS, la dimensione religiosa si accompagna all’attenzione per gli aspetti culturali, sociali e scientifici delle esperienze esaminate.
L’associazione organizza convegni, corsi e incontri formativi, promuove attività di consulenza e mette a disposizione centri di ascolto con il supporto di professionisti qualificati.
Una parte importante dell’impegno riguarda le persone che provengono da esperienze religiose o spiritualistiche complesse e che manifestano il bisogno di comprendere quanto vissuto.
In questo contesto, il contributo di padre Dermine fu legato soprattutto alla preparazione teologica e alla capacità di affrontare argomenti controversi mantenendo come riferimento il discernimento ecclesiale.
Mistica, medianità e mentalità magica: gli studi di Dermine
Il rapporto tra autentica esperienza religiosa e fenomeni spirituali di difficile interpretazione rappresentò uno dei principali interessi intellettuali del domenicano.
Padre Dermine dedicò una parte considerevole delle proprie ricerche alla mistica cristiana, esaminando le condizioni nelle quali determinate esperienze possono essere valutate all’interno della tradizione e dell’insegnamento della Chiesa.
L’argomento presenta una complessità che supera la dimensione strettamente religiosa.
Visioni, presunte apparizioni, manifestazioni considerate soprannaturali e pratiche medianiche hanno attraversato epoche e culture differenti, assumendo significati diversi secondo il contesto storico e le convinzioni delle comunità coinvolte.
Per la teologia cattolica, il riconoscimento di un’esperienza mistica richiede un processo di discernimento che non può fondarsi esclusivamente sul racconto individuale o sull’intensità emotiva dell’esperienza.
È in questo spazio di riflessione che si colloca il lavoro svolto da Dermine.
Il religioso approfondì in particolare la medianità e quella che definiva mentalità magica, occupandosi delle possibili interferenze di tali fenomeni nella comprensione delle esperienze spirituali.
Le sue ricerche furono sviluppate attraverso pubblicazioni, conferenze e interventi formativi.
Nell’accompagnamento delle persone che riferivano esperienze mistiche, il sacerdote operava nel rispetto delle competenze e dell’autorità ecclesiastica, mantenendo come riferimento il vescovo competente.
Questo aspetto assume particolare rilievo perché distingue la valutazione religiosa personale dal riconoscimento ufficiale di un fenomeno da parte della Chiesa.
Il suo metodo si inseriva dunque in una tradizione di studio che considera necessarie la prudenza, la verifica e la responsabilità pastorale.
Oltre trent’anni nel ministero dell’esorcismo
Tra gli aspetti maggiormente conosciuti della vita di padre François-Marie Dermine figura il ministero dell’esorcismo, esercitato per oltre trent’anni.
Un incarico che, secondo la ricostruzione diffusa dalle istituzioni che lo ricordano, non rappresentò una scelta inizialmente ricercata dal sacerdote.
Il suo coinvolgimento cominciò con un singolo caso, affrontato con il permesso del vescovo competente.
Quell’esperienza, inizialmente circoscritta, si prolungò nel tempo fino a trasformarsi in un servizio ecclesiale stabile.
Per comprendere il significato di questo ministero è necessario collocarlo nel quadro della disciplina cattolica.
Nella tradizione della Chiesa, l’esorcismo è una particolare forma di preghiera liturgica che, nei casi solenni, può essere esercitata esclusivamente da un sacerdote autorizzato dall’autorità ecclesiastica competente.
Non costituisce quindi un’attività privata o autonoma, ma un ministero regolato da precise disposizioni.
La Chiesa cattolica richiede inoltre prudenza nel valutare situazioni che potrebbero essere interpretate come manifestazioni di natura spirituale, distinguendole da condizioni che richiedono competenze e interventi medici o psicologici.
La distinzione è essenziale per evitare che sofferenze personali o problematiche sanitarie vengano automaticamente attribuite a cause soprannaturali.
Nell’esperienza di Dermine, l’esorcismo rimase comunque una componente di un’attività sacerdotale più ampia.
Il suo impegno principale continuò a essere quello di religioso domenicano, docente di teologia morale e guida spirituale.
Secondo il ricordo delle istituzioni ecclesiastiche con le quali collaborava, il sacerdote interpretò questo ministero come una risposta a necessità pastorali concrete, nell’ambito dell’obbedienza e del servizio alla Chiesa.
La sua esperienza divenne successivamente un patrimonio di conoscenze utilizzato anche nella formazione di altri sacerdoti e operatori pastorali.
La formazione degli esorcisti e il ruolo dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
Un capitolo importante del percorso di padre Dermine riguarda la collaborazione con l’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
Il domenicano fu docente cofondatore del Corso su Esorcismo e Preghiera di Liberazione, promosso dal GRIS insieme all’Istituto Sacerdos.
L’iniziativa formativa nasce dall’esigenza di offrire strumenti di preparazione a sacerdoti e operatori pastorali chiamati a confrontarsi con richieste di aiuto spirituale e situazioni di particolare complessità.
L’approccio richiede conoscenze teologiche, attenzione alla disciplina ecclesiastica e capacità di discernimento.
La formazione in questo settore assume un valore specifico anche alla luce della crescente circolazione di contenuti sensazionalistici dedicati all’occulto, alle presunte possessioni e alle manifestazioni soprannaturali.
Cinema, televisione e comunicazione digitale hanno spesso rappresentato l’esorcismo attraverso immagini drammatiche, privilegiando gli aspetti spettacolari rispetto alla sua effettiva collocazione nella vita ecclesiale.
Il lavoro formativo al quale Dermine contribuì si collocava su un piano differente, legato allo studio e alla preparazione pastorale.
L’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, istituzione universitaria ecclesiastica con sede a Roma, sviluppa attività accademiche e formative nei settori della teologia, della filosofia e della bioetica.
L’Istituto Sacerdos opera all’interno di questa realtà, promuovendo iniziative dedicate alla formazione e all’approfondimento di questioni riguardanti la vita sacerdotale.
La collaborazione con il GRIS ha consentito di mettere in relazione l’esperienza maturata nello studio dei fenomeni socio-religiosi con le esigenze della formazione ecclesiastica.
In tale contesto, padre Dermine ha rappresentato un punto di collegamento tra attività accademica, ricerca teologica ed esperienza pastorale.
Radio Maria e il dialogo con il pubblico
L’attività di divulgazione costituì un altro elemento significativo del lavoro del sacerdote domenicano.
Dal 2003 padre Dermine partecipò alla trasmissione di Radio Maria Mistici, veggenti e medium, dedicata all’approfondimento di questioni connesse alla mistica, alle presunte manifestazioni soprannaturali e alla religiosità contemporanea.
La partecipazione radiofonica gli consentì di rivolgersi a un pubblico più ampio rispetto a quello degli ambienti universitari e dei percorsi di formazione sacerdotale.
Attraverso il linguaggio della comunicazione, argomenti tradizionalmente affrontati in contesti specialistici entrarono nel confronto con ascoltatori interessati a comprendere la posizione della Chiesa su fenomeni spesso al centro di interpretazioni contrastanti.
La divulgazione religiosa presenta una responsabilità particolare quando affronta temi che possono coinvolgere persone vulnerabili o situazioni di sofferenza.
L’esigenza di distinguere credenze, testimonianze personali e valutazioni ecclesiastiche rappresenta infatti una condizione fondamentale per evitare interpretazioni improprie.
Il contributo di Dermine alla trasmissione si sviluppò proprio attorno alla presentazione di conoscenze teologiche e criteri di discernimento.
La sua presenza nel dibattito pubblico contribuì così a far conoscere il lavoro del GRIS e a mantenere aperto il confronto sulle trasformazioni della religiosità contemporanea.
Il ricordo di Giuseppe Ferrari: l’attenzione alle persone
Tra le testimonianze raccolte dopo la scomparsa del sacerdote figura quella di Giuseppe Ferrari, segretario generale del GRIS.
Il suo ricordo pone l’attenzione soprattutto sulla dimensione umana e concreta del ministero svolto da Dermine.
«Ricordo le tante persone che ha aiutato spiritualmente, moralmente e alcune anche materialmente, nel suo ministero di esorcista e nel suo incarico di presidente del GRIS e della Fondazione Dignitatis Humanae».
Le parole di Ferrari restituiscono un aspetto che rischia di rimanere in secondo piano quando si ricostruisce la biografia di un religioso conosciuto soprattutto per la propria attività pubblica.
Accanto allo studio e all’insegnamento, il sacerdote svolgeva infatti un servizio di accompagnamento rivolto a persone che attraversavano difficoltà spirituali e personali.
Il riferimento all’aiuto materiale amplia ulteriormente il significato della testimonianza.
Non emerge soltanto la figura dello studioso impegnato nell’interpretazione dei fenomeni religiosi, ma quella di un sacerdote la cui attività comprendeva anche forme concrete di sostegno.
La menzione della Fondazione Dignitatis Humanae richiama inoltre un altro ambito istituzionale nel quale Dermine aveva esercitato responsabilità.
La testimonianza di Ferrari offre dunque una chiave di lettura della sua esperienza sacerdotale: la preparazione intellettuale trovava una propria applicazione nel rapporto diretto con le persone.
Padre Luis Ramírez: una lezione di catechesi ai giovani
Particolarmente significativo è anche il ricordo di padre Luis Ramírez, LC, direttore dell’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
La sua testimonianza riguarda un incontro svoltosi nel 2021 presso la residenza UER, durante il quale padre Dermine intervenne davanti a un gruppo di giovani universitari.
L’argomento affrontato era quello del maligno, una questione che suscita curiosità e interrogativi, soprattutto quando viene presentata attraverso racconti di esperienze straordinarie.
Secondo padre Ramírez, il domenicano riuscì a trattare il tema con un linguaggio accessibile ai ragazzi, riportando l’attenzione agli elementi fondamentali della fede cristiana.
«Mi diede una vera lezione di catechesi su come un sacerdote, anche in età matura, possa parlare a giovani ventenni, curiosi di conoscere il mondo del maligno, riportando tutto all’essenziale della fede».
Durante l’incontro, Dermine raccontò anche un’esperienza particolarmente difficile che interpretava come legata a un caso di possessione, riferendo di aver percepito la protezione divina attraverso il proprio angelo custode.
Si trattava di una testimonianza personale di natura religiosa, presentata nell’ambito dell’incontro catechetico.
Per padre Ramírez, tuttavia, l’elemento più importante non fu il racconto dell’episodio straordinario, ma il messaggio che il sacerdote riuscì a trasmettere ai presenti.
Il direttore dell’Istituto Sacerdos ricorda infatti che i giovani compresero come, nella prospettiva della fede cristiana, l’attenzione non dovesse concentrarsi sulla paura del maligno, bensì sulla fiducia in Dio.
«Da quell’incontro mi rimase soprattutto questa certezza: Dio era al centro ed era il protagonista della sua vita».
È una testimonianza che aiuta a comprendere il modo in cui Dermine interpretava il proprio ministero.
Anche quando affrontava argomenti complessi o potenzialmente impressionanti, il suo obiettivo dichiarato rimaneva quello della formazione religiosa e della trasmissione dei contenuti essenziali della fede.
Il rapporto tra fede, conoscenza e responsabilità pastorale
La biografia di François-Marie Dermine permette di affrontare una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra conoscenza teologica e responsabilità nell’accompagnamento delle persone.
Le esperienze spirituali possono assumere significati molto differenti secondo il contesto culturale, religioso e personale nel quale si manifestano.
Una stessa esperienza può essere interpretata attraverso categorie teologiche, psicologiche o sociali, senza che tali prospettive debbano necessariamente coincidere.
Per questa ragione, il discernimento richiede attenzione ai limiti delle rispettive competenze.
La ricerca teologica può esaminare il significato religioso attribuito a determinati fenomeni, mentre la medicina e la psicologia dispongono di strumenti specifici per valutare le condizioni di salute e il benessere delle persone.
Confondere questi livelli può produrre conseguenze rilevanti, soprattutto quando sono coinvolti individui in situazioni di fragilità.
L’attività di Dermine si collocava all’interno del quadro dottrinale cattolico e delle procedure ecclesiastiche previste per la valutazione delle esperienze spirituali.
Il suo percorso testimonia l’importanza attribuita dalla Chiesa alla formazione di coloro che esercitano responsabilità pastorali in ambiti particolarmente delicati.
Anche il lavoro del GRIS assume rilievo in questa prospettiva.
L’analisi delle nuove forme di religiosità, delle pratiche spiritualistiche e delle esperienze di appartenenza a gruppi religiosi richiede infatti strumenti culturali capaci di distinguere la libertà di coscienza dalle eventuali situazioni di condizionamento o vulnerabilità.
Il confronto con le trasformazioni della società contemporanea rende queste questioni tuttora attuali.
La crescente disponibilità di informazioni religiose attraverso le piattaforme digitali, insieme alla circolazione di testimonianze personali e contenuti non verificati, pone nuove esigenze di educazione critica.
L’esperienza maturata da Dermine nella ricerca e nella formazione rappresenta, sotto questo profilo, un contributo al dibattito sul ruolo delle istituzioni religiose nell’orientamento delle persone.
Un’eredità che attraversa università, Chiesa e società
Il ricordo di padre François-Marie Dermine non può essere circoscritto alla sua attività di esorcista.
La sua vita religiosa si è sviluppata attraverso responsabilità differenti, unite dalla formazione teologica e dal servizio ecclesiale.
Dalla ricerca accademica all’insegnamento, dalla presidenza del GRIS all’accompagnamento spirituale, il sacerdote ha operato in contesti nei quali la preparazione intellettuale si confrontava con interrogativi profondamente umani.
Il suo contributo al Corso su Esorcismo e Preghiera di Liberazione costituisce una parte specifica di questa eredità, destinata a essere ricordata nell’ambito della formazione sacerdotale.
Altrettanto significativo rimane l’impegno nello studio della mistica e dei fenomeni socio-religiosi, argomenti che continuano a interrogare la teologia e le scienze umane.
Il GRIS e l’Istituto Sacerdos hanno espresso gratitudine per la sua consacrazione religiosa, il ministero sacerdotale, la ricerca e l’insegnamento.
Nel loro ricordo emerge soprattutto il riconoscimento di una vita dedicata alla Chiesa e alle persone incontrate durante il proprio percorso.
La scomparsa del domenicano apre inevitabilmente anche una riflessione sulla trasmissione delle competenze maturate nel corso di decenni di attività.
Le istituzioni alle quali ha contribuito conservano un patrimonio di esperienze, studi e percorsi formativi che appartengono alla storia recente della ricerca religiosa italiana.
La continuità di questo lavoro dipenderà dalla capacità di valorizzare le conoscenze acquisite, mantenendo l’attenzione alla serietà dell’indagine e alla responsabilità nei confronti delle persone.
Il saluto della comunità ecclesiastica
Nel messaggio dedicato alla sua memoria, il GRIS e l’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum affidano padre François-Marie Dermine alla misericordia divina, richiamando la speranza cristiana della risurrezione.
Il loro saluto esprime il legame costruito negli anni con un sacerdote che ha partecipato alla crescita delle rispettive attività istituzionali.
Per il GRIS viene meno il presidente che aveva guidato l’associazione dal 2009 e che aveva contribuito alla sua fondazione.
Per l’Istituto Sacerdos scompare un docente cofondatore di un percorso formativo dedicato a uno degli ambiti più delicati della pastorale ecclesiastica.
Per quanti lo hanno conosciuto personalmente rimane, secondo le testimonianze raccolte, il ricordo di un religioso capace di coniugare studio, insegnamento e disponibilità verso il prossimo.
La sua vicenda biografica, iniziata in Canada nel 1949 e proseguita in Italia per oltre mezzo secolo, racconta una lunga appartenenza alla tradizione domenicana e un impegno costante nell’approfondimento delle questioni spirituali.
A definire il significato della sua esperienza rimane forse il ricordo più semplice, affidato alle parole di padre Luis Ramírez: «Dio era al centro ed era il protagonista della sua vita».
Un’espressione che riassume il modo in cui padre François-Marie Dermine aveva scelto di interpretare la propria vocazione, prima ancora dei ruoli accademici, delle responsabilità istituzionali e della notorietà acquisita attraverso il ministero dell’esorcismo.
La sua eredità rimane affidata agli studi, agli insegnamenti e alle persone che hanno condiviso con lui un lungo percorso di fede e servizio.
