Le foreste indonesiane devastate dai roghi mettono in pericolo una delle specie più vulnerabili del pianeta. Decine di oranghi recuperati dai soccorritori, mentre cresce l’allarme per la distruzione dell’habitat naturale e le conseguenze sulla biodiversità.
GIACARTA, 18 ottobre 2026 – Le foreste del Borneo continuano a bruciare e, tra gli alberi anneriti, il fumo e le distese di vegetazione ridotte in cenere, si consuma un’emergenza ambientale che minaccia la sopravvivenza degli oranghi. In Indonesia, le operazioni di soccorso hanno consentito di mettere in salvo decine di esemplari, alcuni dei quali sono già stati trasferiti in aree forestali protette, mentre altri rimangono affidati alle cure dei centri specializzati.
La situazione è particolarmente grave nelle province indonesiane del Kalimantan, dove gli incendi boschivi hanno distrutto ampie porzioni dell’habitat naturale di questi primati, costringendoli ad abbandonare territori nei quali vivevano da generazioni.

L’emergenza, aggravata dalla stagione secca e dalle condizioni climatiche associate al fenomeno El Niño, sta assumendo proporzioni preoccupanti. Secondo le autorità indonesiane, il Paese affronta una delle stagioni di incendi più difficili degli ultimi undici anni, con conseguenze che si estendono ben oltre la perdita della vegetazione.
Il bilancio riguarda infatti la sopravvivenza della fauna selvatica, la salute delle popolazioni locali, l’equilibrio degli ecosistemi tropicali e la capacità delle istituzioni di proteggere uno dei patrimoni naturali più importanti del Sud-Est asiatico.
Otto oranghi tornano in libertà nella foresta protetta
Una delle operazioni più significative delle ultime settimane ha consentito il trasferimento di otto oranghi nella foresta protetta di Batu Nyambu, nella provincia del Kalimantan Occidentale.
Gli animali erano stati recuperati tra agosto e settembre in diverse località interessate dagli incendi. Il gruppo comprende tre madri con i rispettivi piccoli e due giovani maschi, sottratti ad aree nelle quali le fiamme avevano compromesso le condizioni necessarie alla loro sopravvivenza.
L’intervento è stato realizzato attraverso la collaborazione tra le autorità indonesiane responsabili della conservazione delle risorse naturali e la fondazione Yayasan Inisiasi Alam Rehabilitasi Indonesia, conosciuta con l’acronimo YIARI.
Prima del trasferimento, gli animali sono stati sottoposti a controlli veterinari per verificarne le condizioni di salute e valutare la possibilità di riportarli in un ambiente naturale sicuro.
L’operazione ha richiesto un considerevole impegno logistico. I soccorritori hanno affrontato un viaggio di circa sei ore su strada, seguito da un’ora di navigazione e da ulteriori due ore di cammino attraverso la foresta. Durante l’ultimo tratto, gli oranghi sono stati trasportati all’interno di apposite gabbie sostenute mediante pali di bambù.
La destinazione è stata individuata per offrire agli animali condizioni ambientali compatibili con il ritorno alla vita selvatica.
La liberazione degli otto esemplari rappresenta un risultato importante, ma costituisce soltanto una parte delle attività di recupero avviate durante l’emergenza.
Il numero degli animali soccorsi continua ad aumentare
L’intensificarsi degli incendi ha determinato un incremento delle operazioni di salvataggio.
Secondo i dati comunicati dalle organizzazioni impegnate sul territorio, dall’agosto scorso sono stati recuperati numerosi oranghi nelle aree del Kalimantan Occidentale maggiormente interessate dai roghi.
Un primo bilancio delle autorità e della fondazione YIARI indicava 46 esemplari soccorsi. Il successivo aggiornamento diffuso il 16 ottobre ha portato a 49 il numero degli animali recuperati dall’organizzazione, mentre il centro di riabilitazione della regione di Ketapang ospita complessivamente circa 90 oranghi.
Il confronto con gli anni precedenti rende evidente la straordinarietà dell’emergenza.
Secondo quanto dichiarato da Heribertus Suciadi, portavoce della fondazione, negli ultimi tre anni il centro aveva effettuato mediamente tra tre e cinque salvataggi all’anno. Il numero degli interventi registrati negli ultimi mesi è dunque sensibilmente superiore alla normale attività della struttura.
A rendere più complesso il lavoro dei soccorritori è la progressiva frammentazione delle foreste.
Gli oranghi, privati delle aree nelle quali trovavano nutrimento e riparo, sono costretti a spostarsi verso territori sempre meno adatti alla loro presenza. In diversi casi vengono individuati nelle piantagioni, dove cercano rifugio dopo essere fuggiti dagli incendi.
Questi spostamenti aumentano la loro vulnerabilità e rendono indispensabile l’intervento di personale specializzato.
Le operazioni di soccorso tra droni, veterinari e foreste distrutte
Il recupero di un orango in una zona colpita dagli incendi richiede competenze specifiche e una valutazione accurata delle condizioni ambientali.
Le squadre della fondazione YIARI utilizzano anche droni per individuare gli animali e verificare l’estensione delle aree bruciate. Una volta identificata la posizione di un esemplare in difficoltà, i soccorritori raggiungono il luogo dell’avvistamento, spesso affrontando lunghi spostamenti attraverso territori difficilmente accessibili.
Quando necessario, vengono impiegati strumenti veterinari per immobilizzare temporaneamente gli animali e consentirne il trasporto in sicurezza.
L’organizzazione dispone di oltre duecento operatori, tra personale impegnato nella prevenzione degli incendi, veterinari e addetti alla conservazione della fauna.
Il loro lavoro comprende il recupero degli animali, l’assistenza sanitaria, la riabilitazione e, quando le condizioni lo permettono, il ritorno in libertà.
Quest’ultima fase richiede particolare attenzione.
Un orango salvato dalle fiamme non può essere semplicemente trasferito in una qualsiasi area verde. Occorre verificare la disponibilità di risorse alimentari, la presenza di un habitat adeguato e la compatibilità del territorio con le esigenze biologiche della specie.
La protezione degli animali deve quindi essere accompagnata dalla conservazione delle foreste che dovranno accoglierli.
La storia di Novita, sopravvissuta alle fiamme
Tra gli episodi più significativi dell’emergenza figura il salvataggio di Novita, una giovane femmina di orango di circa tre o quattro anni, individuata il 26 settembre nel Kalimantan Centrale.
L’animale era rimasto aggrappato a un albero circondato dagli incendi, dopo aver attraversato una zona interessata dalle fiamme.
I soccorritori della Borneo Orangutan Survival Foundation sono riusciti a raggiungerla e a trasferirla nel centro di riabilitazione di Nyaru Menteng, a Palangkaraya.
Novita presentava ustioni alle mani e ai piedi, lesioni particolarmente delicate per una specie che utilizza gli arti per arrampicarsi, spostarsi e procurarsi il cibo.
Dopo il recupero, l’animale ha ricevuto ossigeno, liquidi per via endovenosa e assistenza veterinaria.
Nei successivi aggiornamenti, i responsabili delle cure hanno segnalato un miglioramento delle ustioni, pur mantenendo prudenza sulle possibilità di una guarigione completa.
Il suo caso dimostra quanto gli incendi possano compromettere le capacità di sopravvivenza degli animali anche quando riescono a sfuggire direttamente alle fiamme.
Le conseguenze fisiche possono infatti protrarsi nel tempo e richiedere periodi di riabilitazione particolarmente complessi.
Il dramma di Sampurna e i danni provocati dal fumo
Non tutti gli interventi di soccorso hanno avuto un esito positivo.
Sampurna, un orango trovato in gravi condizioni all’interno di una piantagione di palma da olio, è morto il 30 agosto, poche ore dopo il recupero.
L’animale era stato individuato mentre manifestava evidenti difficoltà respiratorie.
Karmele Llano Sánchez, cofondatrice della fondazione YIARI, ha riferito che l’autopsia aveva evidenziato polmoni gravemente anneriti, compatibili con una severa esposizione al fumo.
La vicenda richiama l’attenzione su una componente dell’emergenza spesso meno visibile rispetto alla distruzione degli alberi.
Gli incendi producono infatti enormi quantità di fumo e particolato che possono compromettere la salute degli animali anche a distanza dalle fiamme.
Per gli oranghi, l’esposizione prolungata può aggravare condizioni respiratorie già precarie e ridurre ulteriormente le possibilità di sopravvivenza.
Il problema interessa anche gli esemplari ospitati nei centri di recupero, dove la presenza della foschia può rendere più difficili le attività di assistenza e riabilitazione.
Incendi in Indonesia: centinaia di migliaia di ettari distrutti
L’estensione dei roghi evidenzia la gravità della situazione.
Secondo i dati ufficiali relativi al periodo compreso tra gennaio e luglio 2026, gli incendi hanno interessato circa 202.000 ettari di territorio indonesiano.
Per i mesi successivi non risultano ancora disponibili dati governativi complessivi, ma le stime elaborate da organizzazioni non governative indicano almeno altri 600.000 ettari percorsi dalle fiamme.
Si tratta di valutazioni che richiedono ulteriori verifiche e che non devono essere confuse con un bilancio ufficiale definitivo.
La stagione degli incendi è stata particolarmente intensa nelle isole del Borneo e di Sumatra, territori che ospitano ecosistemi tropicali di straordinaria importanza.
Le autorità indonesiane hanno avvertito che le condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme potrebbero protrarsi fino a novembre.
Il fenomeno El Niño, associato a condizioni di maggiore siccità in diverse aree della regione, rappresenta uno dei fattori climatici che possono aggravare il rischio.
Il confronto con il 2015, anno segnato da una delle più gravi emergenze ambientali della storia recente indonesiana, viene richiamato anche dagli operatori impegnati nella tutela della fauna.
Allora, secondo i dati del ministero delle Foreste citati nei resoconti dell’attuale emergenza, gli incendi avevano interessato quasi 960.000 ettari.
La comparazione evidenzia la necessità di valutare attentamente l’evoluzione dei roghi e la capacità di contenimento delle fiamme nelle settimane successive.
Perché gli oranghi sono particolarmente vulnerabili
Gli oranghi rappresentano una componente fondamentale della biodiversità delle foreste tropicali del Sud-Est asiatico.
Le tre specie attualmente riconosciute vivono in natura esclusivamente nel Borneo e a Sumatra, dove la progressiva riduzione dell’habitat costituisce una delle principali minacce alla loro conservazione.
Il loro ciclo biologico rende particolarmente difficile recuperare rapidamente le perdite di popolazione.
Le femmine hanno tempi riproduttivi molto lunghi e dedicano diversi anni alla crescita dei piccoli, che dipendono dalla madre per l’alimentazione, la protezione e l’apprendimento delle capacità necessarie alla vita nella foresta.
La morte di una femmina adulta può quindi avere conseguenze che vanno oltre la perdita del singolo individuo, soprattutto quando lascia piccoli non ancora autonomi.
Gli oranghi svolgono inoltre un ruolo ecologico importante nella dispersione dei semi.
Alimentandosi di frutti e spostandosi attraverso la vegetazione, contribuiscono alla diffusione di numerose specie vegetali e ai processi naturali di rigenerazione forestale.
La loro presenza è dunque strettamente collegata alla salute degli ecosistemi nei quali vivono.
Proteggere questi primati significa anche salvaguardare una parte dei meccanismi biologici che consentono alle foreste tropicali di mantenere la propria ricchezza.
Deforestazione e frammentazione dell’habitat: un problema precedente agli incendi
L’emergenza attuale si inserisce in una situazione ambientale già complessa.
Da decenni, le foreste del Borneo e di Sumatra sono sottoposte a pressioni legate alla trasformazione del territorio, all’espansione agricola, allo sfruttamento delle risorse naturali e alla realizzazione di infrastrutture.
La conversione di aree forestali in piantagioni ha contribuito alla frammentazione degli habitat, riducendo la continuità territoriale necessaria agli spostamenti degli animali selvatici.
Gli oranghi possono sopravvivere anche in porzioni residue di foresta, ma la progressiva riduzione di questi ambienti aumenta la loro esposizione ai rischi.
Gli incendi aggravano ulteriormente tale situazione, distruggendo vegetazione, risorse alimentari e collegamenti tra aree naturali.
Karmele Llano Sánchez ha richiamato l’attenzione proprio sulla progressiva diminuzione delle superfici forestali nelle quali gli oranghi riescono ancora a vivere.
La riduzione dello spazio disponibile può provocare, nel medio periodo, carenze alimentari e difficoltà nella ricerca di territori adeguati.
Per questa ragione, la gestione dell’emergenza non può esaurirsi nelle operazioni di recupero.
La conservazione richiede interventi capaci di mantenere l’integrità degli ecosistemi e di limitare la perdita di habitat.
Il fumo degli incendi raggiunge anche Singapore e Malesia
Le conseguenze dell’emergenza ambientale non riguardano esclusivamente l’Indonesia.
La foschia prodotta dai roghi ha raggiunto anche territori della Malesia e Singapore, provocando un deterioramento della qualità dell’aria.
In alcune località, l’inquinamento atmosferico ha determinato la sospensione delle attività scolastiche e l’adozione di misure precauzionali.
In Indonesia sono stati segnalati circa 175.000 casi di patologie respiratorie associati all’emergenza del fumo.
La diffusione transfrontaliera degli inquinanti evidenzia come gli incendi forestali rappresentino un problema che supera i confini nazionali.
Le particelle prodotte dalla combustione della vegetazione possono essere trasportate dalle correnti atmosferiche per grandi distanze, interessando comunità lontane dalle zone direttamente colpite.
L’impatto riguarda soprattutto le persone più vulnerabili, tra cui bambini, anziani e soggetti con patologie respiratorie.
La gestione degli incendi assume pertanto una dimensione sanitaria, ambientale e diplomatica, richiedendo forme di coordinamento tra i Paesi della regione.
Il rischio di un’emergenza prolungata
Uno degli interrogativi più importanti riguarda la capacità delle strutture di riabilitazione di affrontare un eventuale ulteriore aumento degli animali da soccorrere.
La fondazione YIARI ha dichiarato di disporre attualmente delle risorse necessarie per accogliere gli esemplari recuperati, ma ha espresso preoccupazione per il possibile prolungamento degli incendi.
Se le fiamme continueranno a interessare nuove aree forestali, il numero degli oranghi bisognosi di assistenza potrebbe aumentare.
Ogni animale recuperato richiede infatti controlli sanitari, alimentazione, spazi adeguati e personale qualificato.
Per gli esemplari feriti o debilitati, i tempi di recupero possono essere lunghi e non sempre è possibile prevedere il ritorno alla vita selvatica.
A queste difficoltà si aggiunge la necessità di individuare territori sicuri nei quali effettuare i trasferimenti.
La disponibilità di aree protette adeguate diventa quindi un elemento decisivo per il successo delle operazioni.
Le organizzazioni ambientaliste devono inoltre continuare a monitorare gli animali già liberati, verificando che le condizioni degli habitat rimangano favorevoli.
Il rischio è che la pressione esercitata dagli incendi superi progressivamente la capacità operativa dei centri di recupero.
La tutela delle foreste come responsabilità collettiva
L’emergenza degli oranghi indonesiani pone una questione che riguarda direttamente il rapporto tra sviluppo economico, gestione del territorio e conservazione del patrimonio naturale.
Le foreste tropicali svolgono funzioni essenziali per la regolazione del clima, la conservazione della biodiversità e il mantenimento degli equilibri idrologici.
La loro distruzione produce conseguenze che possono protrarsi per molti anni, anche quando le fiamme vengono definitivamente spente.
La rigenerazione degli ecosistemi richiede tempi biologici che non coincidono con quelli dell’emergenza.
Un territorio devastato dagli incendi può perdere parte della propria capacità di ospitare le specie originarie, soprattutto quando la combustione si ripete o interessa ambienti già compromessi.
La prevenzione assume quindi un’importanza fondamentale.
La protezione delle aree forestali, il controllo delle attività che possono favorire l’innesco dei roghi, il monitoraggio delle condizioni climatiche e il rafforzamento delle strutture di conservazione rappresentano strumenti indispensabili per ridurre i rischi futuri.
La tutela degli oranghi richiede inoltre un approccio che consideri contemporaneamente la salvaguardia degli animali e quella del territorio.
Senza foreste sufficientemente estese e connesse, anche i migliori programmi di riabilitazione rischiano di incontrare limiti difficilmente superabili.
Il futuro degli oranghi dipende dalla sopravvivenza delle foreste
Il ritorno in libertà degli otto oranghi nella foresta protetta di Batu Nyambu rappresenta un risultato concreto del lavoro svolto dai soccorritori indonesiani.
Le immagini degli animali che abbandonano le gabbie e tornano tra gli alberi testimoniano l’importanza delle attività di recupero e delle competenze impiegate nella conservazione della fauna selvatica.
Ma il destino di questi primati rimane strettamente legato all’evoluzione degli incendi e alla capacità di preservare gli ecosistemi nei quali vivono.
Il numero crescente degli esemplari soccorsi dimostra quanto rapidamente un’emergenza ambientale possa trasformarsi in una minaccia diretta per specie già gravemente vulnerabili.
La vicenda del Borneo evidenzia anche i limiti degli interventi condotti esclusivamente dopo il verificarsi dei danni.
Salvare un animale è un risultato importante; garantire che possa continuare a vivere nel proprio ambiente naturale richiede una responsabilità più ampia e duratura.
Le prossime settimane saranno determinanti per comprendere l’evoluzione della stagione degli incendi e la pressione che continuerà a gravare sulle strutture di recupero.
Intanto, nelle foreste indonesiane, veterinari, operatori ambientali e squadre di soccorso proseguono un’attività nella quale ogni intervento può rappresentare la differenza tra la sopravvivenza e la perdita di un esemplare.
La sfida più importante, tuttavia, si giocherà sulla capacità di conservare il patrimonio forestale del Borneo e di Sumatra. Perché il futuro degli oranghi non dipende soltanto dalla possibilità di sottrarli alle fiamme, ma soprattutto dall’esistenza di foreste nelle quali possano continuare a vivere, riprodursi e svolgere il proprio ruolo nell’equilibrio della natura.

