Il 23 ottobre la prima assoluta al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Nicola Piovani sul podio e Massimo Popolizio alla regia. Giancarlo De Cataldo: «È un sogno che si avvera».
Il mondo della Banda della Magliana approda sul palcoscenico dell’opera lirica. Romanzo criminale, il celebre romanzo di Giancarlo De Cataldo che ha conquistato lettori e spettatori attraverso la letteratura, il cinema e la televisione, si prepara a una nuova interpretazione artistica. Il 23 ottobre 2026, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, è prevista la prima assoluta dell’adattamento operistico, con Nicola Piovani sul podio e la regia di Massimo Popolizio.
L’annuncio segna un passaggio significativo nella storia di un’opera narrativa che, a oltre vent’anni dalla sua pubblicazione, continua a interrogare il rapporto tra criminalità organizzata, potere e società italiana. La vicenda che ha raccontato l’ascesa di un gruppo criminale nella Roma degli anni Settanta e Ottanta trova ora una forma espressiva diversa, affidata alla musica, al canto e alla rappresentazione teatrale.
Per De Cataldo, che ha accompagnato la propria creazione attraverso successive trasformazioni artistiche, l’approdo alla lirica rappresenta il coronamento di un desiderio personale. «È un sogno che si avvera», ha dichiarato lo scrittore, sintetizzando il valore di questa nuova esperienza.

La scelta di portare Romanzo criminale nel teatro musicale suscita un interesse che supera la semplice curiosità per un adattamento. La storia ideata da De Cataldo possiede infatti una struttura narrativa complessa, popolata da personaggi dominati dall’ambizione, dalla paura, dal desiderio di riscatto e da una progressiva perdita di ogni riferimento morale. Elementi che appartengono anche alla tradizione del melodramma, nella quale passioni individuali e conflitti collettivi hanno spesso determinato il destino dei protagonisti.
Dal romanzo di De Cataldo alla scena operistica
Pubblicato nel 2002, Romanzo criminale ha contribuito a rinnovare il racconto della criminalità italiana, intrecciando gli strumenti del romanzo noir con la ricostruzione di una stagione particolarmente tormentata della storia nazionale.
Al centro della narrazione si trova un gruppo di giovani delinquenti romani che decide di superare la dimensione della criminalità di quartiere per costruire un’organizzazione capace di controllare traffici illeciti e conquistare posizioni di potere.
Il Libanese, il Freddo e il Dandi sono diventati figure riconoscibili dell’immaginario narrativo italiano. Personaggi di finzione, costruiti all’interno di una vicenda che trae ispirazione anche dalla storia della Banda della Magliana, organizzazione criminale realmente attiva nella capitale.
Il romanzo non si limita a seguire le imprese dei protagonisti. Attraverso le loro vicende, De Cataldo rappresenta un’Italia attraversata da tensioni politiche, trasformazioni sociali, violenze e rapporti opachi tra ambienti criminali e centri di influenza.
È proprio questa dimensione a rendere particolarmente interessante la trasposizione operistica. La narrazione letteraria dispone di strumenti che permettono di approfondire il pensiero dei personaggi, descrivere ambienti e ricostruire passaggi storici. Il teatro musicale deve invece concentrare le tensioni narrative attraverso la presenza fisica degli interpreti, la costruzione drammatica e la forza espressiva della partitura.
Trasformare una vicenda così articolata in un’opera lirica significa quindi affrontare una questione artistica precisa: individuare il nucleo emotivo della storia senza smarrirne la complessità.
La musica può assumere una funzione determinante proprio dove la parola narrativa lascia spazio alle contraddizioni interiori. Il conflitto tra amicizia e tradimento, l’attrazione per il potere, il sentimento amoroso e la consapevolezza della propria rovina costituiscono materiali drammatici che il linguaggio operistico conosce da secoli.
Nicola Piovani e la forza narrativa della musica
La presenza di Nicola Piovani sul podio rappresenta uno degli elementi di maggiore richiamo dell’appuntamento fiorentino.
Compositore, pianista e direttore d’orchestra, Piovani occupa una posizione di particolare rilievo nella cultura musicale italiana. La sua attività attraversa il cinema, il teatro e la musica da concerto, con una sensibilità che ha spesso privilegiato il rapporto tra costruzione melodica e racconto.
Il riconoscimento internazionale è arrivato anche attraverso il Premio Oscar per la colonna sonora del film La vita è bella di Roberto Benigni, nel 1999. Un risultato che ha contribuito a consolidare la notorietà di un musicista già profondamente legato alla tradizione cinematografica e teatrale italiana.
Il suo percorso artistico comprende collaborazioni con importanti registi, tra i quali Federico Fellini, per il quale ha composto musiche capaci di accompagnare atmosfere sospese tra malinconia, ironia e immaginazione.
Il rapporto tra musica e rappresentazione drammatica costituisce dunque una componente fondamentale della sua esperienza.
Nel caso di Romanzo criminale, il ruolo della direzione musicale assume un interesse particolare. La vicenda attraversa ambienti e situazioni nei quali convivono brutalità, ambizione, seduzione e fragilità umana. La musica è chiamata a contribuire alla definizione di questo universo, sostenendo la tensione scenica e accompagnando l’evoluzione dei personaggi.
Il rischio, in un soggetto così fortemente associato alle precedenti versioni cinematografiche e televisive, sarebbe quello di ricercare una semplice equivalenza sonora con immagini già conosciute dal pubblico.
L’opera lirica, invece, possiede una propria autonomia espressiva. La sua capacità di trasformare un evento in esperienza emotiva dipende dall’equilibrio tra voce, orchestra, drammaturgia e azione scenica.
La presenza di Piovani offre una chiave di lettura significativa, soprattutto considerando la sua lunga familiarità con la narrazione per immagini e con il teatro. Sarà la rappresentazione a mostrare concretamente come questa esperienza si tradurrà nel rapporto tra orchestra e palcoscenico.
Massimo Popolizio, una regia tra parola e teatro
La regia affidata a Massimo Popolizio aggiunge un ulteriore elemento di interesse alla produzione.
Attore e regista di consolidata esperienza, Popolizio ha costruito il proprio percorso attraverso il teatro di prosa, il cinema e il lavoro sulla parola. La sua attività si distingue per l’attenzione alla struttura dei personaggi, al ritmo del racconto e alla relazione tra testo e interpretazione.
Portare Romanzo criminale sulla scena operistica significa confrontarsi con un immaginario già fortemente definito.
Chi ha letto il libro o seguito le sue trasposizioni conosce la personalità dei protagonisti, i loro rapporti e l’ambiente nel quale si muovono. La sfida consiste nel restituire una nuova identità teatrale a figure che il pubblico tende inevitabilmente ad associare a volti, gesti e interpretazioni precedenti.
Popolizio dispone di una conoscenza approfondita dei meccanismi della rappresentazione drammatica. La sua esperienza nel teatro di parola costituisce un riferimento importante per un’opera nella quale la caratterizzazione dei personaggi e la gestione delle relazioni assumono un peso decisivo.
La regia operistica presenta tuttavia esigenze specifiche. Il movimento degli interpreti, l’organizzazione dello spazio e il tempo dell’azione devono confrontarsi con la struttura musicale.
Non basta riprodurre l’atmosfera della Roma criminale. Occorre costruire un linguaggio scenico capace di dare forma alle tensioni che attraversano il racconto, evitando sia la spettacolarizzazione della violenza sia una rappresentazione eccessivamente illustrativa.
La forza di Romanzo criminale risiede anche nella progressiva trasformazione dei suoi protagonisti. L’aspirazione iniziale a conquistare il potere lascia spazio alla diffidenza, alla solitudine e alla disgregazione dei legami personali.
Sono passaggi che, sul palcoscenico, possono trovare una particolare intensità attraverso il confronto diretto tra gli interpreti e la relazione con la musica.
Una storia che ha attraversato letteratura, cinema e televisione
La trasformazione di Romanzo criminale in opera lirica costituisce una nuova tappa di un percorso culturale già ricco di adattamenti.
Nel 2005 Michele Placido ha diretto il film tratto dal romanzo, contribuendo a portare la vicenda a un pubblico cinematografico ampio. La pellicola ha proposto una lettura della storia nella quale l’intreccio criminale si sviluppa sullo sfondo delle contraddizioni dell’Italia contemporanea ai fatti narrati.
Successivamente, la serie televisiva diretta da Stefano Sollima, trasmessa a partire dal 2008, ha consolidato ulteriormente la popolarità del racconto.
La maggiore durata della narrazione seriale ha consentito di approfondire le relazioni tra i protagonisti, sviluppare le loro trasformazioni psicologiche e dare maggiore spazio all’ambiente sociale nel quale si svolgono gli eventi.
Il successo delle diverse versioni ha dimostrato la capacità della storia di adattarsi a linguaggi differenti, conservando una riconoscibile identità narrativa.
L’approdo alla lirica introduce però una discontinuità sostanziale.
Il cinema e la televisione possono ricostruire ambienti urbani, moltiplicare i punti di vista e affidare al montaggio una parte determinante della tensione drammatica. Il teatro musicale lavora invece sulla concentrazione espressiva, sulla durata dell’emozione e sulla presenza degli interpreti.
Un conflitto che sullo schermo si sviluppa attraverso una successione rapida di immagini può assumere sulla scena operistica una dimensione più raccolta, nella quale il canto rende percepibili sentimenti e contraddizioni.
È una trasformazione che riguarda il modo stesso di raccontare.
Il pubblico non assisterà semplicemente a un’altra versione della storia, ma all’incontro tra un immaginario criminale contemporaneo e una tradizione artistica che ha fatto delle passioni umane il proprio principale terreno di indagine.
La Banda della Magliana e la memoria degli anni di piombo
Uno degli aspetti più delicati dell’universo narrativo di Romanzo criminale riguarda il rapporto tra finzione e realtà storica.
Il romanzo si ispira anche alla vicenda della Banda della Magliana, organizzazione criminale emersa a Roma nella seconda metà degli anni Settanta e divenuta un riferimento centrale nelle ricostruzioni della criminalità capitolina.
La storia della banda si colloca in un periodo segnato da terrorismo, violenza politica, trasformazioni economiche e profonde tensioni istituzionali.
Le indagini giudiziarie e le ricostruzioni storiche hanno documentato il ruolo dell’organizzazione in numerose attività criminali, mentre alcuni rapporti con ambienti esterni alla criminalità comune sono stati oggetto di procedimenti e approfondimenti investigativi.
È necessario, tuttavia, distinguere il dato storico dalla sua rielaborazione letteraria. I personaggi e gli avvenimenti narrati da De Cataldo appartengono a una costruzione romanzesca, anche quando richiamano figure o circostanze reali.
Questa distinzione assume particolare importanza nel passaggio al teatro musicale.
La rappresentazione artistica può contribuire a mantenere viva l’attenzione su una stagione della storia italiana, ma non può essere considerata una ricostruzione documentaria degli eventi.
L’opera lirica, per sua natura, tende a concentrare l’attenzione sui conflitti individuali. Il pericolo di una lettura esclusivamente emotiva consiste nel trasformare figure criminali in protagonisti romantici, attenuando la percezione delle conseguenze delle loro azioni.
D’altra parte, il teatro possiede anche gli strumenti per mostrare il carattere distruttivo dell’ambizione e della violenza, senza necessariamente ricorrere a una rappresentazione moralistica.
Il punto di equilibrio si trova nella capacità di raccontare l’umanità dei personaggi senza confondere la comprensione delle loro motivazioni con la giustificazione delle loro responsabilità.
Per questo motivo, l’adattamento di Romanzo criminale offre un’occasione interessante di riflessione sul rapporto tra memoria collettiva e rappresentazione artistica.
Giancarlo De Cataldo firma anche il libretto
Un aspetto particolarmente significativo della produzione riguarda il coinvolgimento diretto di Giancarlo De Cataldo nella scrittura del libretto.
Lo scrittore non si limita quindi ad assistere alla trasformazione della propria opera, ma partecipa alla costruzione della sua nuova identità drammaturgica.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario. Il libretto operistico richiede infatti un lavoro di selezione e concentrazione della materia narrativa. Dialoghi, situazioni e conflitti devono trovare una forma compatibile con il linguaggio musicale, nel quale il tempo della parola è profondamente diverso da quello della prosa.
La partecipazione dell’autore originale consente di mantenere un rapporto diretto con le intenzioni narrative del romanzo, pur accettando le inevitabili trasformazioni imposte dal nuovo mezzo espressivo.
De Cataldo, scrittore ed ex magistrato, ha costruito una parte importante della propria produzione letteraria intorno al rapporto tra criminalità, giustizia e potere. La sua conoscenza degli ambienti giudiziari ha contribuito a conferire alle sue narrazioni una particolare attenzione alle dinamiche istituzionali e sociali.
L’incontro con la lirica rappresenta dunque un ampliamento del suo percorso creativo.
L’entusiasmo manifestato dall’autore trova una spiegazione anche nella natura del progetto: una vicenda nata come romanzo viene ripensata attraverso una forma artistica che appartiene alla grande tradizione culturale italiana.
La sfida consiste nel conservare la riconoscibilità del racconto, lasciando alla musica la libertà di attribuirgli nuove profondità.
Il cast e l’allestimento del Maggio Musicale Fiorentino
La produzione coinvolge l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, con Lorenzo Fratini maestro del coro.
Il cast riunisce Vanessa Goikoetxea nel ruolo di Patrizia, Anthony Ciaramitaro in quello del Dandi, Matteo Desole come Scialoja, Toni Nežić nel ruolo del Terribile, Carlo Raffaelli come Libanese, William Hernandez nel ruolo di Bufalo e Alberto Petricca come Freddo.
Completano la compagnia Valentina Pernozzoli, interprete della madre del Libanese, Davide Zaccherini nel ruolo di Gemito e Ilaria Monteverdi in quello della giovane prostituta.
La realizzazione visiva è affidata a un gruppo di professionisti con competenze differenti. Le scene portano la firma di Margherita Palli, i costumi sono di Silvia Aymonino, mentre il disegno luci è curato da Pasquale Mari. Michele Abbondanza si occupa delle coreografie e Jacopo Stoppa delle immagini.
La presenza di queste diverse componenti creative evidenzia la natura collettiva dell’allestimento operistico, nel quale la riuscita dello spettacolo dipende dall’integrazione tra musica, interpretazione, movimento e costruzione dello spazio.
Particolarmente delicata sarà la restituzione scenica di un universo narrativo fortemente legato alla Roma della seconda metà del Novecento. Ambienti, abiti e atmosfere costituiscono elementi riconoscibili della storia, ma la loro funzione teatrale non può esaurirsi nella ricostruzione d’epoca.
Il compito dell’allestimento sarà dare forma a un racconto nel quale la dimensione urbana diventa parte integrante delle ambizioni e dei conflitti dei personaggi.
Firenze protagonista di una nuova produzione lirica
La prima assoluta del 23 ottobre è prevista alle ore 20 nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
L’opera nasce da una commissione congiunta della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e della Fondazione Musica per Roma, una collaborazione che collega due importanti realtà culturali italiane.
Dopo il debutto sono previste altre tre rappresentazioni a Firenze: il 25 ottobre alle 15.30, il 28 ottobre alle 20 e il 31 ottobre alle 17.
Il progetto avrà inoltre una prosecuzione nella capitale. Nel 2027 è infatti programmata una rappresentazione all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma.
La scelta di Firenze come sede della prima assoluta assume un significato particolare per una città che custodisce un rapporto storico con la nascita e lo sviluppo del teatro musicale.
Proprio a Firenze, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, maturarono alcune delle esperienze artistiche che contribuirono alla formazione dell’opera moderna.
A distanza di oltre quattro secoli, il linguaggio operistico continua a confrontarsi con la necessità di rinnovare soggetti, forme e modalità di rappresentazione.
L’inserimento di Romanzo criminale nella programmazione del Maggio Musicale Fiorentino conferma l’interesse per nuove composizioni capaci di dialogare con la letteratura contemporanea.
Non è una scelta priva di rischi. Un titolo già conosciuto dal grande pubblico porta con sé aspettative precise, soprattutto quando viene associato a un immaginario cinematografico e televisivo consolidato.
Proprio questa notorietà, tuttavia, può favorire l’avvicinamento al teatro musicale di spettatori che abitualmente non frequentano le stagioni liriche.
La prima assoluta arriva anche in televisione
La rappresentazione del 23 ottobre sarà trasmessa da Rai Cultura su Rai 3 alle ore 21.20, nella stessa serata del debutto teatrale, con una minima differita.
La regia televisiva è affidata a Claudia De Toma. È prevista inoltre una replica su Rai 5 domenica 1° novembre alle ore 8.
La decisione di portare una nuova produzione operistica nella prima serata televisiva rappresenta un elemento significativo sul piano della diffusione culturale.
Il teatro lirico continua infatti a confrontarsi con una questione centrale: raggiungere pubblici differenti senza rinunciare alla propria identità artistica.
La trasmissione televisiva può contribuire ad ampliare l’accessibilità di uno spettacolo che, per caratteristiche produttive e organizzative, richiede normalmente la presenza fisica in teatro.
Il sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, Carlo Fuortes, ha sottolineato il valore di questa opportunità, collegandola alla possibilità di far conoscere la musica contemporanea e le nuove creazioni artistiche anche a chi non frequenta abitualmente i teatri d’opera.
La scelta assume particolare rilievo perché riguarda una prima assoluta, e quindi un lavoro che non ha ancora attraversato il confronto con il pubblico.
Per la televisione si tratta di un’occasione per proporre un contenuto culturale originale in una fascia oraria generalmente destinata a programmi di più immediato richiamo.
Per il teatro, invece, significa ampliare la visibilità di una produzione complessa e valorizzare il lavoro di compositori, interpreti e professionisti dello spettacolo.
L’opera lirica contemporanea e il confronto con nuovi soggetti
La nascita di un’opera ispirata a Romanzo criminale invita anche a riflettere sul rapporto tra tradizione e innovazione nel teatro musicale italiano.
Il repertorio operistico continua a essere dominato dai grandi autori dell’Ottocento e del primo Novecento. Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Gioachino Rossini e gli altri protagonisti della tradizione lirica costituiscono un patrimonio artistico fondamentale, capace di attrarre spettatori in tutto il mondo.
La vitalità di un’istituzione musicale, tuttavia, dipende anche dalla possibilità di commissionare nuove opere e offrire spazio alla creatività contemporanea.
Il teatro musicale ha sempre trovato nella letteratura una delle sue principali fonti di ispirazione.
Basti pensare al rapporto tra Verdi e Shakespeare, oppure alle numerose opere nate dalla rielaborazione di romanzi, drammi e racconti.
La scelta di un soggetto contemporaneo non rappresenta quindi una rottura con la storia della lirica. Al contrario, prosegue una tradizione nella quale il teatro musicale si confronta con le narrazioni e le inquietudini del proprio tempo.
La differenza risiede soprattutto nella natura dell’immaginario proposto.
Con Romanzo criminale, la materia narrativa appartiene alla storia recente italiana e coinvolge temi che continuano ad alimentare il dibattito pubblico: criminalità organizzata, rapporti di potere, violenza e responsabilità individuale.
Il linguaggio operistico può offrire una prospettiva diversa, sottraendo il racconto alla successione degli eventi per concentrarsi sulla dimensione tragica delle scelte umane.
L’ambizione, il tradimento, la paura e il desiderio di dominio non appartengono esclusivamente alla cronaca criminale. Sono conflitti che attraversano la storia della letteratura e del teatro, assumendo forme differenti a seconda dei contesti.
È su questo terreno che l’incontro tra la vicenda raccontata da De Cataldo e la tradizione melodrammatica può trovare una propria ragione artistica.
Il valore culturale di una sfida ambiziosa
La prima fiorentina rappresenta un appuntamento significativo anche per il dibattito sul futuro delle istituzioni liriche italiane.
Commissionare una nuova opera comporta un investimento creativo e organizzativo che va oltre la riproposizione del repertorio tradizionale. Significa affidare a un compositore il compito di costruire una partitura originale, coinvolgere un autore nella definizione del libretto e riunire professionalità artistiche intorno a un progetto che deve ancora misurarsi con la scena.
Nel caso di Romanzo criminale, l’interesse è accentuato dalla notorietà del soggetto e dal profilo dei protagonisti coinvolti.
Nicola Piovani porta la propria esperienza musicale e teatrale. Massimo Popolizio affronta la costruzione scenica di una vicenda complessa. Giancarlo De Cataldo torna sulla materia narrativa che ha contribuito in maniera determinante alla sua affermazione letteraria.
Il risultato sarà sottoposto al giudizio del pubblico e della critica a partire dal 23 ottobre.
La riuscita dell’operazione dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra la forza del racconto originale e l’autonomia della nuova creazione musicale.
Un adattamento artisticamente convincente non ha bisogno di riprodurre fedelmente ogni passaggio della storia. Deve piuttosto individuare ciò che rende quella vicenda necessaria nel linguaggio prescelto.
Nel teatro musicale, questa necessità passa attraverso la capacità della partitura di esprimere ciò che il dialogo e l’azione non riescono a comunicare da soli.
L’approdo di Romanzo criminale alla lirica testimonia, prima ancora del suo debutto, la possibilità di costruire un dialogo tra differenti forme della cultura italiana.
Il romanzo ha raccontato una stagione oscura attraverso la letteratura. Il cinema e la televisione ne hanno ampliato la diffusione, attribuendo ai personaggi una forte riconoscibilità visiva. Ora la musica è chiamata a misurarsi con quella stessa materia, cercando una propria interpretazione.
Per Giancarlo De Cataldo è un sogno che si realizza. Per il Maggio Musicale Fiorentino è una nuova commissione destinata a confrontarsi con il pubblico. Per il teatro lirico italiano è un’occasione per dimostrare che una tradizione secolare può continuare a produrre opere originali, capaci di interrogare anche la storia più recente.
Il 23 ottobre, quando si alzerà il sipario nella Sala Grande del Maggio, la Banda della Magliana entrerà in un territorio artistico fino a oggi inesplorato dalla vicenda di De Cataldo. Saranno le voci, l’orchestra e la scena a stabilire se quella storia, già così profondamente impressa nell’immaginario collettivo, saprà conquistare anche una nuova identità musicale.
