Una nuova battaglia legale scuote l’industria musicale americana. I titolari dei diritti sul repertorio del Re del Rock accusano il colosso dell’intelligenza artificiale di aver utilizzato centinaia di brani senza autorizzazione per addestrare i propri modelli. La controversia riapre il confronto sul diritto d’autore e sul valore economico della creatività nell’era digitale.
Il Re del Rock torna al centro di una battaglia destinata a far discutere l’industria musicale internazionale. Questa volta, però, non sono le sue canzoni a conquistare le classifiche, ma i diritti sulle sue opere a finire davanti alla giustizia americana. I titolari di una parte importante del patrimonio musicale di Elvis Presley hanno avviato un’azione legale contro Anthropic, società specializzata nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, accusandola di aver utilizzato senza autorizzazione 274 composizioni legate al leggendario cantante.
La richiesta di risarcimento supera i 41 milioni di dollari. Una cifra considerevole, che assume un significato ancora più rilevante considerando la questione al centro della controversia: fino a che punto un’impresa tecnologica può utilizzare opere protette dal diritto d’autore per addestrare i propri sistemi informatici?
La causa, depositata il 23 ottobre 2026, coinvolge alcuni dei brani più rappresentativi della carriera di Presley, tra cui Can’t Help Falling in Love, A Little Less Conversation e Don’t Be Cruel. Canzoni che hanno attraversato generazioni, contribuendo a costruire un patrimonio musicale riconoscibile in ogni parte del mondo.
Secondo i ricorrenti, Anthropic avrebbe sfruttato queste composizioni nell’addestramento dei propri modelli senza ottenere le necessarie autorizzazioni. Si tratta, per il momento, di contestazioni formulate in sede giudiziaria, sulle quali dovrà pronunciarsi la giustizia.
La vicenda presenta tuttavia implicazioni che superano ampiamente il valore economico della richiesta. Al centro si trova il rapporto tra innovazione tecnologica e proprietà intellettuale, un equilibrio sempre più delicato per artisti, autori, editori musicali e imprese che sviluppano applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

La causa contro Anthropic e le 274 canzoni contestate
L’azione giudiziaria è stata promossa da una divisione di Authentic Brands Group, società che controlla una parte significativa dei diritti di proprietà intellettuale collegati a Elvis Presley.
Il gruppo gestisce un patrimonio che comprende diritti relativi al catalogo musicale, marchi commerciali e utilizzo del nome e dell’immagine dell’artista. Una struttura economica articolata, costruita intorno a una delle figure più importanti della musica del Novecento.
La contestazione riguarda 274 canzoni che, secondo la parte ricorrente, sarebbero state utilizzate senza autorizzazione per alimentare i processi di apprendimento dei sistemi sviluppati da Anthropic.
È necessario distinguere un elemento fondamentale: l’accusa non riguarda necessariamente la produzione di nuove registrazioni che imitino la voce di Presley. Il procedimento si concentra sull’impiego di composizioni musicali protette nei processi di addestramento dell’intelligenza artificiale.
La differenza è sostanziale.
Un sistema generativo viene sviluppato attraverso l’elaborazione di grandi quantità di informazioni. Nel caso dei modelli linguistici, questi materiali possono comprendere testi, documenti e altri contenuti, inclusi quelli collegati alla produzione culturale.
La questione giuridica nasce quando tali materiali sono tutelati dal diritto d’autore e il loro utilizzo avviene senza il consenso dei titolari.
Per i ricorrenti, l’impiego delle canzoni di Presley avrebbe oltrepassato i limiti consentiti dalla normativa. La società convenuta, invece, potrà far valere le proprie difese nel corso del procedimento.
La richiesta economica superiore ai 41 milioni di dollari rappresenta il valore del risarcimento rivendicato, non una somma già riconosciuta da un tribunale.
Il patrimonio musicale di Elvis Presley e il valore dei diritti
Elvis Presley morì il 16 agosto 1977, a soli 42 anni. Quasi mezzo secolo dopo, la sua figura continua a occupare una posizione centrale nella cultura musicale internazionale.
La sua importanza non dipende esclusivamente dal successo commerciale delle registrazioni. Presley contribuì a trasformare il linguaggio della musica popolare, la presenza scenica degli interpreti e il rapporto tra spettacolo, televisione e pubblico.
La sua immagine divenne uno dei simboli della cultura americana del secondo Novecento, mentre le sue interpretazioni contribuirono alla diffusione mondiale del rock and roll.
Un’eredità di questa portata possiede inevitabilmente anche una dimensione economica.
I diritti musicali consentono infatti di regolare l’utilizzo delle composizioni attraverso riproduzioni, pubblicazioni, adattamenti e altre forme di sfruttamento previste dalla legislazione.
Nel caso di Presley, occorre inoltre distinguere i diritti sulle composizioni da quelli sulle registrazioni sonore e dai diritti commerciali collegati alla sua immagine.
Non tutte le canzoni interpretate dal cantante furono scritte personalmente da lui. Molti dei suoi successi nacquero dal lavoro di compositori e autori differenti, le cui opere divennero celebri grazie alle sue interpretazioni.
Questa distinzione assume particolare rilievo nella controversia contro Anthropic, perché il diritto d’autore tutela specifiche opere e attribuisce determinate facoltà ai rispettivi titolari.
La notorietà dell’interprete, dunque, non coincide automaticamente con la titolarità di ogni diritto sulle canzoni del suo repertorio.
È proprio la complessità di questo sistema a rendere le controversie musicali particolarmente delicate.
Intelligenza artificiale e copyright: dove nasce il conflitto
L’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale rappresenta uno degli aspetti più controversi dello sviluppo tecnologico contemporaneo.
Per produrre risposte, elaborare contenuti e riconoscere strutture linguistiche, i modelli generativi vengono sottoposti a processi di apprendimento basati su grandi raccolte di dati.
La presenza di opere protette all’interno di questi materiali solleva interrogativi giuridici ancora oggetto di un confronto intenso.
Il primo riguarda la necessità di ottenere un’autorizzazione preventiva.
Il secondo concerne l’eventuale diritto degli autori e degli editori a ricevere una remunerazione.
Il terzo, probabilmente il più complesso, consiste nello stabilire quando l’utilizzo di un’opera per finalità di addestramento possa essere considerato legittimo senza il consenso del titolare.
Negli Stati Uniti, il confronto ruota frequentemente intorno al principio del fair use, previsto dalla legislazione sul copyright.
Questa dottrina consente, in determinate circostanze, l’utilizzo di materiali protetti senza autorizzazione. Non costituisce tuttavia una libertà generale di riprodurre qualsiasi contenuto.
La valutazione dipende da diversi fattori, tra cui lo scopo dell’utilizzo, la natura dell’opera, la quantità di materiale impiegato e le possibili conseguenze sul mercato dell’opera originale.
Le imprese tecnologiche sostengono, in numerose controversie, che l’addestramento dei modelli possa rientrare nelle utilizzazioni consentite.
I titolari dei diritti contestano invece l’idea che opere creative possano essere impiegate sistematicamente per sviluppare prodotti commerciali senza autorizzazione o compenso.
La questione rimane aperta e viene affrontata attraverso procedimenti differenti, le cui conclusioni possono dipendere dalle caratteristiche specifiche di ciascun caso.
Per questo motivo, la causa relativa al repertorio di Elvis Presley potrebbe contribuire ad alimentare un dibattito giudiziario già particolarmente intenso, senza che sia possibile anticiparne l’esito.
La posizione dei titolari dei diritti
La linea sostenuta dai ricorrenti appare particolarmente severa nei confronti delle modalità con cui alcune imprese tecnologiche acquisiscono e utilizzano contenuti protetti.
Richard Busch, avvocato principale della parte che ha promosso l’azione, ha accusato Anthropic di aver costruito il proprio modello economico su violazioni del copyright di dimensioni eccezionali.
Si tratta di una valutazione espressa dal legale nell’ambito della controversia, non di una responsabilità giudizialmente accertata.
Busch ha inoltre sottolineato la volontà dei ricorrenti di proteggere le composizioni più rappresentative del repertorio di Presley.
La posizione espressa dai titolari dei diritti pone l’accento sulla necessità di conservare il controllo sull’utilizzazione commerciale delle opere.
Per un catalogo musicale storico, tale controllo rappresenta una componente essenziale della gestione patrimoniale.
Le canzoni continuano infatti a produrre valore attraverso numerosi canali, dalle piattaforme digitali alle sincronizzazioni audiovisive, fino alle licenze per iniziative commerciali e culturali.
L’eventuale impiego nei processi di addestramento dell’intelligenza artificiale introduce una modalità di sfruttamento differente rispetto a quelle tradizionali.
Ed è proprio su questa nuova modalità che si concentra una parte crescente delle contestazioni giudiziarie.
Anthropic e le controversie sull’addestramento dei modelli
Anthropic è una delle società più conosciute nel settore dell’intelligenza artificiale generativa.
L’impresa sviluppa Claude, una famiglia di modelli progettati per elaborare informazioni, comprendere istruzioni e produrre contenuti attraverso il linguaggio naturale.
Come altre aziende attive nello stesso comparto, Anthropic opera in un settore nel quale la disponibilità di grandi quantità di dati costituisce un elemento centrale per lo sviluppo tecnologico.
La società è già coinvolta in altre controversie relative all’utilizzo di materiali protetti nei processi di addestramento.
La nuova iniziativa giudiziaria collegata a Elvis Presley si inserisce quindi in un contesto più ampio, nel quale diversi titolari di proprietà intellettuale stanno cercando di definire i confini giuridici dell’impiego delle proprie opere.
Il problema non riguarda esclusivamente la musica.
Questioni analoghe coinvolgono libri, fotografie, articoli giornalistici, illustrazioni e altre forme di produzione creativa.
Il denominatore comune è la possibilità che contenuti realizzati attraverso il lavoro intellettuale umano vengano utilizzati per sviluppare strumenti commerciali capaci, a loro volta, di generare nuovi materiali.
Questo meccanismo rende necessario distinguere tra apprendimento tecnologico, riproduzione di contenuti e sfruttamento economico delle opere.
Sono attività differenti, che possono comportare conseguenze giuridiche diverse.
Nel procedimento relativo a Presley, la verifica dovrà riguardare le specifiche condotte contestate ad Anthropic, i diritti effettivamente rivendicati e l’applicabilità delle norme invocate dalle parti.
Il precedente Suno e lo scontro con le case discografiche
La controversia contro Anthropic arriva dopo altre importanti iniziative giudiziarie che hanno coinvolto il settore musicale.
Uno dei casi più significativi riguarda Suno, piattaforma specializzata nella generazione di musica attraverso l’intelligenza artificiale.
Nel 2024, alcune delle principali case discografiche avviarono azioni legali contro la società, contestando l’utilizzo di registrazioni musicali protette per addestrare i sistemi di generazione automatica.
Il caso ha contribuito a rendere evidente la crescente preoccupazione dell’industria discografica nei confronti delle tecnologie capaci di produrre brani musicali attraverso semplici istruzioni testuali.
Nel 2025 Suno ha raggiunto un accordo con Warner Music Group, manifestando la volontà di sviluppare forme di collaborazione con il settore musicale.
Restano invece controversie con Universal Music Group e Sony Music.
La vicenda dimostra come il confronto tra imprese tecnologiche e industria discografica non proceda esclusivamente attraverso i tribunali.
Gli accordi commerciali rappresentano un’altra possibile strada, soprattutto quando consentono di definire condizioni economiche e modalità di utilizzo dei repertori.
Non è però possibile considerare tali intese come una soluzione generale.
Ogni catalogo presenta caratteristiche proprie e ogni accordo dipende dai diritti coinvolti, dalle tecnologie utilizzate e dalle condizioni negoziate.
Il procedimento relativo a Presley introduce un ulteriore elemento: la tutela di un repertorio storico, il cui valore culturale ed economico si è consolidato nel corso di decenni.
Quando la musica diventa materia di addestramento
Per comprendere la portata culturale della controversia occorre considerare la natura stessa della creazione musicale.
Una composizione nasce attraverso un processo creativo che comprende scelte melodiche, armoniche, ritmiche e linguistiche. Il risultato può essere protetto dal diritto d’autore indipendentemente dal successo commerciale che raggiungerà.
Quando un brano entra nella memoria collettiva, assume inoltre un valore culturale che supera quello della singola registrazione.
Le canzoni di Elvis Presley costituiscono un esempio particolarmente evidente.
Can’t Help Falling in Love, pubblicata nel 1961, continua a essere riconosciuta come una delle interpretazioni sentimentali più celebri della musica popolare.
Don’t Be Cruel, uscita nel 1956, appartiene alla stagione nella quale Presley contribuì a trasformare il rock and roll in un fenomeno internazionale.
A Little Less Conversation, registrata nel 1968, conobbe una nuova diffusione anche grazie alla successiva rilettura elettronica che la riportò all’attenzione del pubblico nei primi anni Duemila.
Tre brani differenti per storia, caratteristiche musicali e fortuna commerciale, accomunati dalla capacità di attraversare epoche e generazioni.
Il loro valore non deriva soltanto dalle note o dalle parole, ma anche dalla collocazione nella storia della musica.
Sul piano giuridico, tuttavia, la tutela delle composizioni non dipende dalla loro importanza storica o dal prestigio dell’interprete.
Il diritto d’autore protegge le opere secondo criteri stabiliti dalla legge, mentre la notorietà può incidere soprattutto sulla rilevanza economica della controversia.
Questa distinzione evita di trasformare il procedimento in una semplice contrapposizione tra il ricordo di un artista e una nuova tecnologia.
La questione riguarda diritti concreti, modalità di utilizzo e responsabilità che dovranno essere accertate.
Il rischio economico per l’industria dell’intelligenza artificiale
La richiesta di oltre 41 milioni di dollari avanzata dai titolari dei diritti collegati a Presley rappresenta soltanto una parte del problema economico che interessa il settore.
Numerosi procedimenti riguardanti l’addestramento dei modelli generativi espongono potenzialmente le imprese tecnologiche a richieste risarcitorie molto elevate.
L’eventuale riconoscimento di violazioni del copyright potrebbe comportare conseguenze differenti, a seconda delle norme applicabili e delle decisioni dei tribunali.
Tra queste potrebbero figurare risarcimenti economici, limitazioni nell’utilizzo di determinati materiali oppure la necessità di rivedere alcune procedure di acquisizione dei dati.
Si tratta di possibilità generali, non di provvedimenti già adottati nel caso Anthropic-Presley.
Un altro aspetto riguarda i costi delle licenze.
Qualora il settore si orientasse verso una diffusione più ampia di accordi preventivi con i titolari dei diritti, le aziende potrebbero dover destinare risorse economiche specifiche all’utilizzo dei cataloghi protetti.
Un sistema di questo tipo potrebbe creare nuove opportunità di remunerazione per autori ed editori, ma comporterebbe anche difficoltà operative.
I repertori musicali possono infatti essere amministrati da soggetti diversi, con diritti distribuiti tra compositori, editori, produttori e altri aventi diritto.
Identificare tutti i soggetti coinvolti e definire condizioni contrattuali adeguate può risultare complesso, soprattutto quando si considerano raccolte di opere molto estese.
L’industria tecnologica si trova quindi davanti a una questione che riguarda contemporaneamente sostenibilità economica, certezza normativa e accesso ai contenuti.
Il diritto d’autore europeo e le differenze con gli Stati Uniti
Il procedimento contro Anthropic si colloca nel sistema giuridico americano, ma il confronto sull’utilizzo delle opere protette interessa direttamente anche l’Europa.
Negli Stati Uniti, il principio del fair use consente una valutazione articolata delle circostanze nelle quali un’opera può essere utilizzata senza autorizzazione.
Nell’Unione europea, invece, la disciplina segue un’impostazione differente.
La direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale del 2019 ha introdotto disposizioni specifiche relative all’estrazione di testo e dati, attività conosciuta anche con l’espressione inglese text and data mining.
La normativa prevede determinate eccezioni e condizioni, distinguendo tra attività svolte da organismi di ricerca e istituti di tutela del patrimonio culturale e altre forme di utilizzo.
Per alcune categorie di impiego, i titolari dei diritti possono riservarsi espressamente l’utilizzazione delle proprie opere, secondo le modalità previste dalla disciplina.
Il quadro europeo è stato ulteriormente interessato dalla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, che introduce obblighi specifici per i fornitori di modelli di uso generale, anche in relazione al rispetto del diritto d’autore.
Le differenze tra ordinamenti rendono particolarmente delicata la gestione internazionale dei contenuti.
Un’impresa che sviluppa servizi destinati a utenti di Paesi differenti deve infatti confrontarsi con normative che non coincidono necessariamente.
Per gli operatori culturali europei, la questione assume una rilevanza concreta: comprendere quali diritti possano essere esercitati, quali autorizzazioni siano necessarie e quali strumenti siano disponibili per tutelare le opere.
La controversia americana non determinerà automaticamente l’interpretazione delle norme europee, ma potrà contribuire al confronto internazionale sul rapporto tra tecnologia e proprietà intellettuale.
Creatività umana e innovazione: un equilibrio ancora da definire
L’intelligenza artificiale sta modificando profondamente numerose attività legate alla produzione culturale.
Nel settore musicale, gli strumenti generativi possono essere impiegati per elaborare idee, produrre accompagnamenti, sperimentare arrangiamenti e sviluppare nuovi contenuti sonori.
Queste possibilità suscitano interesse, ma anche interrogativi sulla tutela del lavoro creativo.
Il punto centrale riguarda il rapporto tra le opportunità offerte dalla tecnologia e i diritti di coloro che hanno realizzato le opere utilizzate durante il suo sviluppo.
La contrapposizione non può essere ridotta alla scelta tra progresso e conservazione.
L’innovazione tecnologica può convivere con la protezione della proprietà intellettuale, purché siano individuate regole capaci di stabilire responsabilità, limiti e condizioni di utilizzo.
La storia dell’industria musicale dimostra, del resto, che l’arrivo di nuove tecnologie ha spesso richiesto un adattamento dei sistemi di tutela.
La diffusione della radio, delle registrazioni sonore, della televisione musicale e successivamente delle piattaforme digitali ha modificato le modalità attraverso cui le opere raggiungono il pubblico.
Ogni trasformazione ha comportato nuove opportunità commerciali e nuove questioni giuridiche.
L’intelligenza artificiale presenta però una caratteristica particolare: la possibilità di utilizzare quantità estremamente elevate di materiali per sviluppare sistemi capaci di produrre autonomamente contenuti.
Questo elemento rende il confronto differente rispetto alle precedenti innovazioni.
La questione non riguarda soltanto la distribuzione di un’opera già esistente, ma anche il suo eventuale impiego come materiale di partenza per costruire capacità generative.
Per questo motivo, la definizione dei confini giuridici dell’addestramento rappresenta uno dei problemi più rilevanti per il futuro dell’economia creativa.
Le possibili conseguenze della causa per il mercato musicale
L’esito del procedimento promosso dai titolari dei diritti collegati a Elvis Presley potrebbe assumere rilievo per altri soggetti che amministrano repertori musicali.
Una decisione favorevole ai ricorrenti, qualora fondata su principi applicabili ad altre controversie, potrebbe rafforzare determinate posizioni dei titolari dei diritti.
Una decisione favorevole ad Anthropic potrebbe invece contribuire a chiarire le circostanze nelle quali l’addestramento dei modelli può essere considerato legittimo.
Molto dipenderà dalle motivazioni dell’eventuale pronuncia, dai fatti accertati e dalla specifica disciplina applicata.
Non è possibile prevedere se il procedimento arriverà a una sentenza definitiva oppure se le parti sceglieranno una soluzione negoziale.
Il confronto giudiziario potrebbe inoltre richiedere tempo, considerando la complessità tecnica e giuridica delle questioni coinvolte.
Nel frattempo, l’industria musicale continua a interrogarsi sulle modalità con cui valorizzare i propri cataloghi nell’ambiente digitale.
Le opere storiche costituiscono una risorsa particolarmente importante perché mantengono una capacità di attrazione commerciale anche a molti anni dalla loro pubblicazione.
La tutela di questi repertori interessa non soltanto le grandi società che amministrano i diritti, ma anche gli autori, gli editori e gli altri soggetti che partecipano alla filiera musicale.
Il caso Presley evidenzia quindi una questione destinata a coinvolgere l’intero settore: quale valore economico attribuire all’utilizzo delle opere creative nei processi di sviluppo dell’intelligenza artificiale e attraverso quali strumenti riconoscerlo.
Elvis Presley, una voce del passato al centro di una questione del futuro
A quasi cinquant’anni dalla morte, Elvis Presley continua a occupare uno spazio significativo nella storia della musica e nell’immaginario collettivo.
La sua vicenda artistica appartiene a un’epoca nella quale il successo discografico dipendeva dalla diffusione delle registrazioni, dalle esibizioni dal vivo, dalla radio e dalla televisione.
Oggi, una parte del suo repertorio è coinvolta in una controversia che riguarda tecnologie impossibili da immaginare durante gli anni della sua carriera.
Il contrasto tra queste due epoche rende la vicenda particolarmente significativa.
Da una parte, un patrimonio musicale che ha contribuito a definire la cultura popolare del Novecento. Dall’altra, sistemi informatici che stanno modificando le modalità di produzione e utilizzazione dei contenuti.
La giustizia dovrà stabilire se, nel caso contestato, l’impiego delle composizioni sia avvenuto in violazione dei diritti rivendicati e quali conseguenze debbano eventualmente derivarne.
Resta una questione più ampia, che interessa direttamente il futuro della cultura: individuare un modello nel quale lo sviluppo tecnologico possa proseguire senza rendere marginale il valore giuridico ed economico del lavoro creativo.
Le 274 canzoni al centro della causa rappresentano opere nate in un preciso contesto storico, ma ancora capaci di produrre valore culturale e commerciale.
Il procedimento contro Anthropic dimostra quanto sia diventato complesso amministrare questo patrimonio nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
La voce di Elvis Presley appartiene alla storia della musica. I diritti sulle opere associate al suo repertorio, invece, sono una questione profondamente attuale.
E sarà anche attraverso controversie come questa che verranno definiti alcuni dei confini tra la creatività del passato e le tecnologie del futuro.
