Al Museo di Palazzo Poggi, dal 24 ottobre 2026, la mostra dedicata a Utagawa Kuniyoshi racconta l’universo delle stampe giapponesi tra guerrieri, creature fantastiche, ironia e raffinatezza artistica.
Bologna apre le porte a uno dei capitoli più sorprendenti della storia dell’arte giapponese. Dal 24 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027, il Museo di Palazzo Poggi ospita “Fantasia, eroismo e ironia”, un’esposizione dedicata a Utagawa Kuniyoshi, maestro dell’Ukiyo-e e protagonista di una stagione artistica capace di trasformare la xilografia in un linguaggio di straordinaria intensità narrativa.
Guerrieri leggendari, spiriti inquietanti, mostri, divinità, attori del teatro kabuki, figure femminili e animali dalle caratteristiche umane popolano un immaginario nel quale realtà e fantasia convivono senza apparenti contraddizioni.
L’iniziativa, promossa dal Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna, permette di conoscere un artista che, pur appartenendo al Giappone dell’Ottocento, continua a sorprendere per modernità compositiva, libertà espressiva e capacità di raccontare le emozioni attraverso le immagini.
La mostra costituisce inoltre un’occasione per valorizzare un importante patrimonio di arte dell’Estremo Oriente conservato dall’Ateneo bolognese, riportando l’attenzione su una tradizione figurativa che ha contribuito a modificare profondamente anche il linguaggio dell’arte occidentale.

Utagawa Kuniyoshi, il maestro che trasformò la fantasia in arte
Nato nel 1798 e morto nel 1861, Utagawa Kuniyoshi appartiene alla grande stagione dell’Ukiyo-e, una delle espressioni più rappresentative della cultura visiva giapponese del periodo Edo.
Il suo nome è legato soprattutto alla capacità di costruire immagini spettacolari, ricche di movimento, tensione drammatica e invenzione narrativa.
Nelle sue composizioni, il guerriero diventa protagonista di imprese eroiche, il soprannaturale assume sembianze concrete e persino gli animali sembrano possedere caratteri e comportamenti umani.
Kuniyoshi non si limitava a rappresentare un soggetto. Lo interpretava, ne amplificava la forza emotiva e lo collocava all’interno di una scena costruita per catturare immediatamente l’attenzione dell’osservatore.
Questa capacità di rendere visibile l’azione costituisce uno degli aspetti più interessanti della sua produzione.
Le figure possono apparire sospese nell’istante che precede uno scontro, impegnate in movimenti acrobatici oppure immerse in atmosfere misteriose, dove l’immaginazione sembra prendere il sopravvento sulla realtà.
La sua arte possiede una qualità che attraversa i secoli: la capacità di raccontare una storia attraverso un’unica immagine.
Ed è proprio questa forza narrativa a rendere Kuniyoshi particolarmente vicino alla sensibilità contemporanea.
Che cos’è l’Ukiyo-e e perché ha cambiato la storia dell’arte
Per comprendere il valore dell’esposizione bolognese occorre soffermarsi sul significato dell’Ukiyo-e, espressione comunemente tradotta come “immagini del mondo fluttuante”.
Si tratta di una tradizione artistica sviluppatasi in Giappone durante il periodo Edo, compreso tra il 1603 e il 1868, che trovò nella xilografia policroma uno dei suoi strumenti espressivi più caratteristici.
Il cosiddetto mondo fluttuante era quello dei quartieri del divertimento, degli spettacoli teatrali, delle bellezze femminili, dei paesaggi e delle attività quotidiane di una società urbana in trasformazione.
L’arte cominciava così a raccontare anche la vita delle persone comuni, i loro interessi, le passioni e le forme di intrattenimento.
Le immagini non erano necessariamente destinate a un pubblico aristocratico. Grazie alla possibilità di riprodurre più esemplari da matrici lignee, le stampe potevano raggiungere una platea relativamente ampia.
Questa caratteristica contribuì a costruire una cultura visiva nella quale qualità artistica e diffusione popolare non erano elementi incompatibili.
L’Ukiyo-e possedeva inoltre una grammatica figurativa originale.
La linea assumeva un ruolo fondamentale nella definizione delle forme. Le campiture cromatiche potevano essere nette, i contorni precisi e le composizioni organizzate secondo equilibri differenti da quelli della prospettiva rinascimentale europea.
Il risultato era un linguaggio immediatamente riconoscibile, capace di conferire particolare intensità anche a soggetti apparentemente ordinari.
Kuniyoshi contribuì a questa tradizione introducendo una straordinaria varietà di personaggi, situazioni fantastiche e soluzioni compositive.
Guerrieri, fantasmi e creature fantastiche: l’immaginario di Kuniyoshi
Uno degli elementi centrali della mostra di Bologna è la ricchezza dell’universo figurativo dell’artista.
Il repertorio di Kuniyoshi attraversa territori differenti: dall’eroismo militare alla leggenda, dalla rappresentazione teatrale alla satira, fino alle creature soprannaturali della tradizione giapponese.
I guerrieri occupano un posto di particolare rilievo.
Nella cultura figurativa del Giappone ottocentesco, queste figure rappresentavano coraggio, fedeltà, disciplina e forza, ma potevano anche incarnare conflitti morali e destini tragici.
Kuniyoshi ne accentuava la dimensione spettacolare attraverso pose dinamiche, abiti elaborati e composizioni cariche di tensione.
L’azione diventava il centro dell’immagine.
Accanto agli eroi compaiono fantasmi, mostri e divinità, figure che appartengono a un patrimonio culturale nel quale il soprannaturale è strettamente intrecciato alla narrazione popolare.
La loro presenza non deve essere interpretata soltanto come una ricerca dell’effetto sorprendente.
Queste creature appartengono a una tradizione di racconti, credenze e rappresentazioni simboliche attraverso cui la società giapponese ha elaborato paure, desideri e interrogativi sull’esistenza.
Kuniyoshi riesce a tradurre tale patrimonio in immagini dotate di una forza espressiva che conserva intatta la propria efficacia.
Particolarmente interessante è anche il ricorso all’ironia.
Gli animali antropomorfi, le situazioni paradossali e le invenzioni visive dimostrano come l’artista sapesse alternare registri drammatici e comici.
Questa versatilità rappresenta uno dei tratti distintivi della sua personalità.
La xilografia giapponese: un’arte nata dalla collaborazione
Dietro l’apparente immediatezza delle stampe Ukiyo-e si nascondeva un procedimento tecnico complesso, fondato sulla collaborazione tra differenti competenze.
Il curatore della mostra, Alessandro Guidi, ha richiamato l’attenzione proprio su questo aspetto, illustrando il ruolo dell’artista, dell’incisore e dello stampatore nella realizzazione delle opere.
Il disegno costituiva il punto di partenza di un processo nel quale ogni passaggio richiedeva precisione e conoscenza dei materiali.
L’incisore trasferiva l’immagine sulle matrici lignee, mentre lo stampatore interveniva nella fase di impressione, coordinando l’applicazione dei colori e la registrazione dei diversi blocchi.
Nelle xilografie policrome più elaborate, il risultato dipendeva dalla perfetta corrispondenza tra le matrici.
Una minima imprecisione poteva compromettere la nitidezza dei contorni o l’equilibrio cromatico.
La qualità delle opere nasceva dunque da una relazione continua tra invenzione artistica e abilità artigianale.
Anche le iscrizioni calligrafiche, le sfumature e i particolari decorativi partecipavano alla costruzione del significato complessivo.
La stampa non era semplicemente la riproduzione meccanica di un disegno.
Era un’opera nella quale il contributo tecnico diventava parte integrante del risultato estetico.
Questa organizzazione produttiva consentiva inoltre di realizzare più esemplari a costi relativamente contenuti, favorendo la circolazione delle immagini.
Un sistema che, pur appartenendo a un contesto storico lontano, invita a riflettere sul rapporto tra creazione artistica, riproducibilità e pubblico.
Bologna valorizza una collezione di oltre 900 opere
La mostra dedicata a Kuniyoshi assume particolare significato anche per il patrimonio museale che contribuisce a far conoscere.
Il Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna conserva infatti un importante insieme di opere dell’Estremo Oriente, costituito attraverso una donazione effettuata nel 2014 dal Centro Studi d’Arte Estremo Orientale e dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
La collezione comprende 404 opere provenienti dal fondo del Centro Studi e oltre 500 xilografie affidate dalla Fondazione del Monte.
Un patrimonio che supera complessivamente le novecento opere e testimonia l’importanza della conservazione e dello studio dell’arte asiatica all’interno delle istituzioni universitarie italiane.
Giuliana Benvenuti, presidente del Sistema Museale di Ateneo, ha collocato l’iniziativa all’interno del programma di valorizzazione di questa raccolta.
La scelta di dedicare un percorso espositivo a Kuniyoshi permette quindi di mettere in relazione la dimensione storica delle opere con l’attività scientifica e culturale dell’università.
Il museo assume così una funzione che va oltre la semplice presentazione al pubblico.
Diventa un luogo nel quale le collezioni possono essere studiate, interpretate e restituite alla collettività attraverso nuovi percorsi di conoscenza.
Per una città come Bologna, caratterizzata da una lunga tradizione universitaria, questa relazione tra ricerca e divulgazione rappresenta un elemento di particolare interesse.
Il teatro kabuki e la rappresentazione della società giapponese
Tra i protagonisti delle stampe presentate nell’esposizione figurano anche gli attori del teatro kabuki, una delle forme più caratteristiche dello spettacolo tradizionale giapponese.
Nato nel Seicento, il kabuki sviluppò un linguaggio scenico fondato su gestualità codificate, costumi elaborati, trucco teatrale e forte espressività.
Gli interpreti più celebri godevano di grande popolarità, e le loro immagini costituivano un soggetto particolarmente richiesto dal pubblico.
Le stampe dedicate agli attori svolgevano anche una funzione legata alla notorietà degli spettacoli e dei loro protagonisti.
Kuniyoshi si inserì in questa tradizione, mostrando particolare attenzione alla capacità del volto e del corpo di comunicare carattere, tensione e identità.
Il rapporto tra teatro e xilografia rivela un aspetto fondamentale dell’Ukiyo-e: la sua stretta connessione con la cultura popolare.
Le immagini raccontavano ciò che le persone osservavano, ammiravano e desideravano.
Accanto al mondo teatrale trovavano spazio le cortigiane, le figure femminili, i lottatori di sumo e le scene quotidiane.
Attraverso questi soggetti emerge un ritratto articolato della società urbana del periodo Edo.
La stampa diventava un mezzo per rappresentare i gusti collettivi e, al tempo stesso, contribuiva a formarli.
Le stampe per bambini e il valore delle opere più fragili
Uno degli aspetti più singolari dell’esposizione riguarda le stampe destinate ai bambini.
Si tratta di testimonianze particolarmente interessanti perché molte di queste immagini erano concepite per essere ritagliate e utilizzate.
La loro funzione pratica ne ha determinato, nel tempo, una maggiore vulnerabilità.
Numerosi esemplari sono andati perduti proprio a causa dell’utilizzo per il quale erano stati prodotti.
La sopravvivenza di queste opere permette oggi di osservare una dimensione meno conosciuta della produzione grafica giapponese.
L’immagine non era sempre destinata alla contemplazione o alla conservazione.
Poteva diventare un oggetto da manipolare, trasformare e utilizzare nel gioco.
Da un punto di vista storico, questa caratteristica offre informazioni preziose sulle abitudini dell’infanzia e sulla circolazione delle immagini nella società dell’epoca.
La presenza di tali materiali in un percorso museale contribuisce inoltre a modificare una concezione dell’arte limitata alle opere monumentali o agli oggetti realizzati per durare nel tempo.
Anche una stampa concepita per un utilizzo effimero può possedere un significativo valore artistico e documentario.
Accanto a queste testimonianze, la mostra dedica attenzione alle serie legate alle stagioni, un tema profondamente radicato nella sensibilità estetica giapponese.
Il rapporto con il mutare della natura, con i cicli dell’anno e con la percezione del tempo costituisce infatti uno dei caratteri ricorrenti della cultura figurativa nipponica.
L’influenza dell’arte giapponese sulla pittura europea
La mostra di Bologna offre anche l’occasione per riflettere sull’influenza esercitata dall’Ukiyo-e sull’arte occidentale.
Durante la seconda metà dell’Ottocento, la crescente diffusione delle stampe giapponesi in Europa contribuì alla nascita del fenomeno culturale conosciuto come giapponismo.
Artisti, collezionisti e intellettuali europei rimasero colpiti dall’originalità di quelle immagini.
Le composizioni asimmetriche, i tagli prospettici inconsueti, le superfici cromatiche e l’importanza attribuita alla linea offrivano possibilità espressive differenti rispetto alle convenzioni accademiche.
Tra gli artisti che guardarono con particolare interesse alla produzione giapponese figurano Vincent van Gogh, Claude Monet ed Edgar Degas.
Van Gogh studiò e reinterpretò alcune stampe, riconoscendovi una concezione della forma e del colore particolarmente stimolante.
Monet collezionò opere giapponesi e manifestò un interesse duraturo per quell’universo figurativo.
Degas trovò nelle composizioni orientali suggestioni utili alla propria ricerca sull’inquadratura e sull’organizzazione dello spazio.
Il confronto non deve tuttavia essere ridotto a una semplice relazione di influenza.
L’incontro tra arte giapponese e pittura europea contribuì a mettere in discussione alcuni principi consolidati della rappresentazione.
La possibilità di costruire un’immagine senza affidarsi esclusivamente alla prospettiva tradizionale, oppure di attribuire autonomia espressiva al colore e alla linea, favorì nuove sperimentazioni.
Kuniyoshi appartiene a quella cultura visiva che rese possibile tale trasformazione, pur conservando una personalità artistica distinta rispetto ad altri grandi maestri dell’Ukiyo-e, come Hokusai e Hiroshige.
La modernità di Kuniyoshi tra composizione e movimento
Osservare oggi le opere di Kuniyoshi significa confrontarsi con un linguaggio che, sotto molti aspetti, anticipa modalità narrative familiari al pubblico contemporaneo.
La costruzione delle scene, il dinamismo delle figure e la capacità di concentrare l’azione in un’immagine presentano affinità formali con alcune soluzioni del fumetto e dell’illustrazione moderna.
Non si tratta di sostenere un rapporto diretto e uniforme tra la produzione dell’artista e tutte le successive forme di narrazione grafica.
Il confronto riguarda soprattutto la capacità di organizzare visivamente il movimento e di trasformare il gesto in racconto.
Le figure di Kuniyoshi sembrano spesso oltrepassare idealmente i confini della composizione.
I corpi si dispongono secondo diagonali energiche, gli abiti accompagnano l’azione e gli elementi decorativi partecipano al ritmo generale.
La scena acquista così una tensione che coinvolge immediatamente l’osservatore.
Anche il rapporto tra dimensione fantastica e realtà quotidiana conserva una notevole attualità.
Nell’immaginario dell’artista, l’elemento soprannaturale può convivere con dettagli riconoscibili della vita comune, creando una relazione continua tra esperienza e invenzione.
Questa libertà narrativa rappresenta una delle ragioni per cui le sue immagini continuano a essere studiate e apprezzate.
Il colore e la linea come strumenti del racconto
Un’analisi critica dell’Ukiyo-e non può prescindere dal ruolo della linea e del colore.
Nella xilografia giapponese, il contorno possiede una funzione strutturale.
Definisce i personaggi, organizza lo spazio e contribuisce a stabilire il ritmo dell’immagine.
Il colore interviene nella costruzione delle superfici, nella distinzione degli elementi e nella definizione dell’atmosfera.
A differenza di una pittura fondata prevalentemente sulla modulazione tonale e sulla ricerca illusionistica del volume, molte stampe Ukiyo-e affidano alle campiture cromatiche e ai rapporti tra le forme una parte essenziale della propria efficacia.
Nel caso di Kuniyoshi, queste caratteristiche vengono utilizzate per sostenere una narrazione spesso intensa e spettacolare.
La forza di un’immagine può dipendere dall’equilibrio tra una figura dominante e gli elementi secondari, dalla disposizione dei personaggi oppure dal contrasto tra zone cromatiche.
Il valore espressivo non coincide necessariamente con la complessità della rappresentazione.
Talvolta è proprio la chiarezza del disegno a rendere più incisiva la scena.
Da questa prospettiva, l’opera di Kuniyoshi offre una lezione ancora attuale: la tecnica raggiunge la propria maturità quando riesce a sostenere il contenuto senza sovrastarlo.
Due periodi espositivi per approfondire l’arte giapponese
L’iniziativa bolognese è articolata in due momenti cronologici distinti.
La prima sezione, dedicata a “Fantasia, eroismo e ironia”, è in programma dal 24 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027.
La seconda fase è prevista dal 24 febbraio al 20 giugno 2027.
Questa organizzazione permette di sviluppare il progetto espositivo lungo un arco temporale particolarmente ampio, offrendo ulteriori occasioni di approfondimento.
Il programma comprende inoltre visite guidate, laboratori destinati a bambini e adolescenti e un catalogo dedicato.
La dimensione educativa rappresenta un elemento significativo dell’iniziativa.
L’Ukiyo-e, grazie alla ricchezza dei soggetti e alla chiarezza del linguaggio figurativo, offre numerose possibilità di avvicinamento anche a un pubblico giovane.
Le immagini possono diventare il punto di partenza per comprendere tecniche artistiche, tradizioni culturali e modalità differenti di rappresentare la realtà.
La presenza di attività rivolte alle nuove generazioni conferma il ruolo del museo come spazio di formazione e partecipazione culturale.
Il valore culturale di una mostra che unisce Oriente e Occidente
L’esposizione dedicata a Utagawa Kuniyoshi si inserisce in una riflessione più ampia sul significato delle collezioni artistiche conservate fuori dai territori nei quali le opere sono state prodotte.
Il patrimonio dell’Università di Bologna permette di studiare una tradizione figurativa distante geograficamente e culturalmente, ma capace di dialogare con la storia dell’arte europea.
La conoscenza dell’Ukiyo-e consente infatti di comprendere meglio sia la società giapponese del periodo Edo sia alcuni passaggi fondamentali della modernità artistica occidentale.
Questa duplice prospettiva conferisce alla mostra un interesse che supera la curiosità per l’esotico.
L’arte giapponese merita di essere osservata nella propria autonomia storica, senza essere interpretata esclusivamente attraverso l’influenza esercitata sugli artisti europei.
Kuniyoshi fu anzitutto un interprete della cultura del suo tempo.
La sua produzione rispondeva a esigenze narrative, estetiche e sociali precise, radicate nel contesto urbano giapponese dell’Ottocento.
Riconoscere questa identità significa restituire alle opere la complessità che appartiene loro.
Al tempo stesso, il confronto con la sensibilità contemporanea dimostra quanto un linguaggio artistico possa continuare a comunicare oltre i confini geografici e cronologici.
Quando l’immaginazione diventa patrimonio universale
Il merito di una mostra dedicata a Kuniyoshi consiste anche nel restituire centralità a una forma artistica che ha saputo unire invenzione, abilità tecnica e comunicazione popolare.
Le sue stampe appartengono a un’epoca nella quale l’immagine poteva essere contemporaneamente oggetto artistico, racconto, intrattenimento e testimonianza della vita sociale.
Una complessità che oggi appare particolarmente interessante, soprattutto considerando il ruolo sempre più determinante della comunicazione visiva.
L’universo di Kuniyoshi dimostra come l’immaginazione possa assumere forme rigorose senza perdere spontaneità.
I guerrieri, i fantasmi, gli animali e gli attori che popolano le sue opere continuano a comunicare attraverso il gesto, il movimento e l’espressione.
Non è necessario conoscere ogni riferimento della tradizione giapponese per percepirne la forza narrativa. La conoscenza storica permette però di andare oltre la prima impressione e di cogliere la ricchezza culturale delle immagini.
Con questa esposizione, Bologna offre al pubblico l’opportunità di incontrare un protagonista dell’arte orientale e di osservare da vicino una tradizione che ha contribuito alla costruzione della sensibilità figurativa moderna.
La vera attualità di Kuniyoshi risiede forse proprio nella sua capacità di attribuire dignità artistica alla fantasia, senza separarla dall’esperienza umana.
A distanza di oltre un secolo e mezzo dalla sua morte, le sue immagini continuano a dimostrare che l’arte può raccontare la realtà anche quando sceglie di rappresentare ciò che, nella realtà, non esiste.
