Mattarella denuncia il costo delle guerre: «Risorse sottratte alla medicina e alla ricerca»

Dal Quirinale il Presidente della Repubblica lancia un severo richiamo alle responsabilità della politica internazionale. Mentre aumentano gli investimenti militari, la ricerca scientifica e la sanità rischiano di pagare il prezzo di scelte che allontanano le istituzioni dai bisogni fondamentali delle persone. Un monito anche contro le disuguaglianze nell’accesso alle cure e la diffusione della disinformazione sanitaria.

ROMA, 28 ottobre 2026 – Le guerre consumano risorse, alimentano divisioni e compromettono il futuro delle società. Risorse economiche, scientifiche e umane che potrebbero essere destinate alla ricerca medica, alla prevenzione delle malattie e alla tutela della salute pubblica. È un richiamo severo quello pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la celebrazione de I Giorni della Ricerca, ospitata al Palazzo del Quirinale.

Un intervento che supera il significato della cerimonia istituzionale e assume il valore di una riflessione sulle priorità del nostro tempo, segnato da conflitti internazionali, crescenti tensioni geopolitiche e nuove forme di competizione militare.

Il Capo dello Stato ha posto una questione che riguarda direttamente le scelte dei governi: quale futuro può costruire una società che investe sempre maggiori energie nella contrapposizione militare, mentre la medicina e la ricerca scientifica necessitano di risorse, collaborazione e continuità?

Non si tratta soltanto di una valutazione economica. È una questione politica, culturale e, soprattutto, umana.

Il prezzo delle guerre e le risorse sottratte alla vita

Nel suo intervento Mattarella ha denunciato le conseguenze di una situazione internazionale nella quale i conflitti continuano ad assorbire enormi risorse, mentre si moltiplicano i progetti destinati ad ampliare le capacità militari anche in ambiti tecnologici sempre più avanzati.

Il riferimento del Presidente non riguarda esclusivamente le guerre combattute sui territori, ma anche la progressiva estensione della competizione strategica verso nuove dimensioni, compreso lo spazio.

Una prospettiva che solleva interrogativi sulla destinazione delle risorse pubbliche e sulla capacità della comunità internazionale di affrontare le emergenze che coinvolgono milioni di persone.

Ogni investimento risponde a una scelta politica. E ogni scelta politica stabilisce, inevitabilmente, una gerarchia di priorità.

Le esigenze di sicurezza degli Stati rappresentano una componente delle responsabilità istituzionali, ma il richiamo del Quirinale invita a considerare anche il costo umano e sociale di una crescente militarizzazione delle relazioni internazionali.

Perché la sicurezza di una nazione non può essere misurata soltanto attraverso la sua capacità difensiva. Dipende anche dalla solidità delle strutture sanitarie, dalla possibilità di curare le malattie, dalla preparazione alle emergenze e dalla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Un Paese capace di difendersi, ma incapace di garantire cure adeguate alla propria popolazione, presenta una contraddizione che nessuna strategia militare può risolvere.

La ricerca scientifica come patrimonio dell’umanità

Uno dei passaggi centrali dell’intervento presidenziale ha riguardato il valore della cooperazione scientifica internazionale.

Mattarella ha ricordato come il progresso della medicina sia il risultato di un lavoro collettivo che supera confini geografici, appartenenze politiche e differenze culturali.

La pandemia da Covid-19 ne ha rappresentato una dimostrazione particolarmente significativa.

Durante l’emergenza sanitaria, università, laboratori, istituzioni scientifiche e sistemi sanitari di numerosi Paesi hanno condiviso conoscenze, risultati e strumenti di prevenzione, contribuendo ad accelerare lo sviluppo delle risposte mediche.

Un’esperienza che avrebbe dovuto rafforzare stabilmente la collaborazione internazionale.

Oggi, invece, il Presidente osserva con preoccupazione la comparsa di nuovi ostacoli, materiali e politici, capaci di compromettere proprio quella cooperazione che si è dimostrata indispensabile durante la pandemia.

La ricerca non può prosperare in un mondo frammentato da contrapposizioni permanenti.

La circolazione delle conoscenze, la condivisione dei risultati e il confronto tra comunità scientifiche costituiscono condizioni essenziali per affrontare le malattie emergenti, migliorare le terapie e prevenire future crisi sanitarie.

Quando queste relazioni vengono ostacolate, le conseguenze non riguardano soltanto gli scienziati.

Riguardano i pazienti che attendono nuove cure, le famiglie che convivono con patologie gravi e le generazioni che potrebbero beneficiare delle scoperte ancora da realizzare.

Il diritto alla salute non può dipendere dalle condizioni economiche

Accanto alla dimensione internazionale, Mattarella ha rivolto l’attenzione alla situazione italiana e alla funzione costituzionale del Servizio sanitario nazionale.

Il Presidente ha ricordato che la sanità pubblica nasce per garantire il diritto alla salute come elemento fondamentale della cittadinanza.

Un principio che trova il proprio fondamento nell’articolo 32 della Costituzione, secondo il quale la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il riconoscimento formale di questo diritto.

Occorre che venga concretamente garantito.

La disponibilità delle strutture ospedaliere, l’accessibilità delle prestazioni, la qualità delle infrastrutture e la distribuzione delle risorse sanitarie rappresentano elementi decisivi per evitare che le differenze economiche e territoriali si traducano in disuguaglianze nell’assistenza.

È un tema particolarmente delicato per l’Italia, dove la sostenibilità del sistema sanitario deve confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di prestazioni e la necessità di rafforzare i servizi territoriali.

Il richiamo del Quirinale assume quindi anche il significato di un invito alle istituzioni nazionali e regionali.

Difendere la sanità pubblica significa garantire che il diritto alla cura non rimanga una promessa subordinata al reddito, alla residenza o alla disponibilità delle strutture.

La qualità di una democrazia si misura anche dalla capacità di proteggere i cittadini nei momenti di maggiore fragilità.

La lotta contro il cancro dimostra il valore degli investimenti scientifici

La celebrazione de I Giorni della Ricerca ha offerto al Presidente l’occasione per ricordare i risultati raggiunti nella lotta contro le malattie oncologiche.

Un percorso che, nel corso degli ultimi decenni, ha modificato profondamente le prospettive di diagnosi, trattamento e sopravvivenza di numerosi pazienti.

Mattarella ha riconosciuto il contributo della comunità scientifica e dei volontari che sostengono l’AIRC, la Fondazione per la Ricerca sul Cancro, sottolineando il valore civile di un impegno che coinvolge ricercatori, medici, sostenitori e cittadini.

La storia della ricerca oncologica dimostra quanto possa cambiare il destino di una società quando la conoscenza scientifica viene sostenuta con continuità.

Malattie che un tempo lasciavano possibilità terapeutiche estremamente limitate possono oggi, in molti casi, essere affrontate attraverso diagnosi più precoci, trattamenti personalizzati e strumenti tecnologici sempre più sofisticati.

Restano naturalmente patologie per le quali le prospettive di cura sono ancora insufficienti.

Ed è proprio questa distanza tra i risultati raggiunti e quelli ancora necessari a rendere indispensabili nuovi investimenti.

La ricerca richiede tempo. Spesso anni, talvolta decenni.

Non produce sempre risultati immediatamente visibili e non può essere valutata esclusivamente attraverso criteri di rendimento economico a breve termine.

Il suo valore emerge nella capacità di salvare vite, ridurre la sofferenza e offrire nuove possibilità a chi affronta una malattia.

Interrompere o indebolire questo processo significa compromettere opportunità che potrebbero diventare decisive per il futuro.

Il pericolo della disinformazione e il rifiuto dei vaccini

Il Presidente della Repubblica ha affrontato anche un’altra contraddizione della società contemporanea: mentre la scienza raggiunge risultati sempre più avanzati, continuano a diffondersi convinzioni prive di fondamento scientifico.

Un fenomeno che assume conseguenze particolarmente gravi quando riguarda la salute pubblica.

Mattarella ha richiamato l’attenzione sulla diffusione di notizie false e sulla persistente opposizione pregiudiziale alle vaccinazioni.

La questione non riguarda il diritto dei cittadini a interrogarsi sulle decisioni sanitarie o a chiedere informazioni trasparenti.

Riguarda la responsabilità di distinguere il confronto scientifico dalla diffusione di affermazioni infondate, soprattutto quando queste ultime possono influenzare comportamenti capaci di mettere a rischio la salute.

La disinformazione sanitaria può generare sfiducia, ritardare l’accesso alle cure e compromettere l’efficacia delle campagne di prevenzione.

Le conseguenze possono diventare drammatiche quando malattie prevenibili provocano complicazioni gravi o decessi.

La libertà di espressione rimane un principio fondamentale della democrazia, ma non elimina la responsabilità di chi diffonde informazioni su questioni che incidono direttamente sulla vita delle persone.

Per questo la comunicazione scientifica, l’educazione sanitaria e la trasparenza delle istituzioni rappresentano strumenti essenziali per costruire un rapporto di fiducia tra cittadini e medicina.

La contraddizione di un mondo che investe nella guerra e chiede progresso alla scienza

Le parole del Capo dello Stato arrivano in una fase nella quale la sicurezza internazionale occupa una posizione sempre più rilevante nelle agende politiche ed economiche.

L’aumento degli investimenti nella difesa viene giustificato da numerosi governi attraverso la necessità di rispondere alle minacce geopolitiche e rafforzare le capacità di protezione dei territori.

Si tratta di esigenze che non possono essere ignorate.

Tuttavia, il problema sollevato dal Presidente riguarda l’equilibrio complessivo delle scelte pubbliche e il rischio che una competizione militare senza limiti finisca per ridurre lo spazio destinato ad altre priorità fondamentali.

Non esiste un automatismo per cui ogni euro investito nella difesa venga necessariamente sottratto alla sanità. I bilanci pubblici rispondono a decisioni complesse, che comprendono molteplici esigenze e vincoli.

Esiste però un problema concreto di allocazione delle risorse.

Quando la spesa militare cresce, i governi devono dimostrare di saper preservare anche gli investimenti destinati alla ricerca, alla prevenzione, alla formazione e ai servizi sanitari.

Il richiamo del Quirinale invita a interrogarsi proprio su questa responsabilità.

La tecnologia può essere utilizzata per perfezionare sistemi d’arma sempre più sofisticati oppure per sviluppare strumenti diagnostici capaci di individuare precocemente una malattia.

La scelta non è sempre alternativa, ma la direzione degli investimenti rivela quali obiettivi una società considera prioritari.

Ed è su questo terreno che la politica è chiamata a fornire risposte.

Il messaggio del Quirinale: la persona deve tornare al centro delle decisioni

L’intervento di Sergio Mattarella non si configura come una proposta di modifica delle singole voci di bilancio, né come una contestazione indistinta delle politiche di difesa.

Il suo significato è più ampio.

Il Presidente richiama le istituzioni alla necessità di non perdere di vista la finalità ultima dell’azione pubblica: la tutela della dignità e della vita umana.

Un principio che riguarda la politica sanitaria, ma anche le relazioni internazionali, la ricerca scientifica e la distribuzione delle risorse economiche.

La pace, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto l’assenza di conflitti armati.

È anche la condizione che consente alle società di investire stabilmente nella conoscenza, nella prevenzione, nell’assistenza e nel miglioramento delle condizioni di vita.

Le guerre distruggono infrastrutture, interrompono percorsi educativi e sanitari, provocano migrazioni forzate e sottraggono energie alla costruzione del futuro.

La ricerca scientifica segue una direzione opposta: costruisce possibilità, supera limiti e restituisce speranza.

È in questa contrapposizione che emerge la forza del messaggio presidenziale.

Non una contrapposizione ideologica tra sicurezza e salute, ma un invito a riconoscere che la protezione della persona deve rimanere il riferimento fondamentale di entrambe.

Una società non dimostra la propria grandezza soltanto attraverso la capacità di affrontare le minacce esterne, ma anche attraverso ciò che riesce a garantire ai propri cittadini quando la malattia, la fragilità e il bisogno di assistenza rendono indispensabile l’intervento delle istituzioni.

Il richiamo di Mattarella lascia dunque aperta una domanda alla quale la politica nazionale e internazionale sarà chiamata a rispondere con scelte concrete.

Quanto siamo disposti a investire per difendere la vita, oltre che per prepararci alla guerra?

Perché il progresso di una civiltà non si misura esclusivamente dalla potenza delle tecnologie che possiede, ma dalla capacità di utilizzarle per migliorare l’esistenza delle persone.

E la medicina, quando viene sostenuta dalla ricerca e resa accessibile a tutti, rappresenta una delle espressioni più alte di questa responsabilità collettiva.