Un’eredità culturale che rivive attraverso i suoi allievi: nasce il Concorso Letterario Internazionale Vera Ambra – La parola che resta (Edizione 2026–2027), un atto di fedeltà, memoria e resistenza poetica.
Vi sono figure la cui statura intellettuale, etica e civile appare talmente vertiginosa da sfuggire, per intrinseca natura, ai radar pigri delle istituzioni ufficiali e alle liturgie stanche della cultura accademica. Vera Ambra è stata esattamente questo: una quercia solitaria e maestosa radicata nella terra di Sicilia, una pioniera indomita che ha deliberatamente preferito i margini fecondi e ribelli all’omologazione servile dei salotti letterari. Dotata di un acume affilatissimo, di una competenza editoriale chirurgica e di una visionarietà capace di precorrere i tempi con disarmante chiaroveggenza, ha fatto della propria esistenza un apostolato culturale senza riserve. Migliaia di anime, di autori esitanti, di voci soffocate dalle logiche spietate del mercato editoriale hanno trovato nella sua persona non un mero filtro professionale, ma un approdo sicuro: una maestra che sapeva ascoltare, forgiare, correggere e infondere coraggio con una dedizione umana di cui il nostro tempo ha ormai smarrito la misura.
Eppure, il tributo dovuto a una mente così luminosa sconta ancora una volta la colpevole miopia del secolo presente. Mentre l’apparato ufficiale tace, adagiato in quell’inerzia burocratica che rasenta l’ingratitudine verso chi ha speso la vita per edificare ponti di pura bellezza, è dovuto trascorrere un intero anno dal suo transito terreno affinché la sua semina desse il frutto più nobile e atteso. Nessun patrocinio calato dall’alto per convenienza politica, nessuna celebrazione formale orchestrata da consessi accademici distanti anni luce dal suo spirito: a muovere i fili della memoria è stato invece un moto d’orgoglio e di fedeltà assoluta scaturito dalle radici profonde, un autentico patto d’onore stretto da chi con lei è cresciuto, ha condiviso battaglie intellettuali e ne ha respirato quotidianamente il rigore e la passione.
A raccogliere quella fiaccola ardente non sono le stanze del potere istituzionale, ma i suoi discepoli, i collaboratori più devoti, coloro che ne incarnano e ne custodiscono l’eredità spirituale e militante. Con la tenacia e la devozione filiale di chi avverte un debito inestinguibile verso la propria guida, Valentina Giua e Dario Miele, affiancati dalla sensibilità corsara e rigorosa di GAEditori srls, GBT Magazine e Officinae Poiesis, hanno concepito e dato corpo al Concorso Letterario Internazionale Vera Ambra – La parola che resta (Edizione 2026–2027).

Questo bando non ha il sapore polveroso e retorico della commemorazione d’ufficio: è un atto di insurrezione poetica contro la dimenticanza, una chiamata alle armi per chi intende ancora la scrittura come trincea morale, come ricerca di verità e veicolo di riscatto umano. È la risposta viva e pugnace di una scuola di pensiero che si rifiuta di disperdere il patrimonio di una pioniera, trasformando il dolore del lutto in un cantiere aperto di creatività e resistenza civile.
Bando, scadenze e modalità di adesione
Il premio si rivolge a quanti credono nell’autenticità del gesto letterario, aprendo le sue porte sia ai talenti affermati sia a coloro che muovono i primi passi lungo i sentieri della parola.
- Apertura ufficiale delle candidature: 2 novembre 2026
- Chiusura inderogabile per la ricezione degli elaborati: 31 dicembre 2026
- Solenne cerimonia di premiazione: 21 marzo 2027 – Catania, nel grembo della Giornata Mondiale della Poesia, teatro privilegiato della sua instancabile attività e custode perenne della sua memoria.
I candidati sono invitati a formalizzare la propria partecipazione attraverso il modulo ufficiale, individuando con cura le sezioni di concorso prescelte e trasmettendo il proprio corpus letterario unitamente alla documentazione richiesta mediante la piattaforma online, oppure per corrispondenza telematica all’indirizzo dedicato:
concorsoveraambra@gmail.com
Dove gli apparati si fermano a contemplare il vuoto con colpevole distrazione, la fedeltà incorrotta dei discepoli edifica monumenti che respirano: perché il tempo consuma i simulacri effimeri del potere, ma custodisce per sempre la parola che sa resistere, e che per questo resta.
Regolamento del concorso

